Attimi quotidiani XXI: creatività

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Attimi quotidiani XX: avena selvatica

A volte basta rimanere una mezz’ora in più a poltrire a letto, uscire a fare la passeggiata un po’ più tardi e il sole illumina quello che ti circonda in modo diverso, con una diversa incidenza e intensità di luce dei suoi raggi. E così osservi dettagli che avevi già incontrato, ma non avevi visto. Prospettive che ti fanno, ancora una volta, riscoprire la delicatezza che ci può essere in quello che comunemente viene definito “erba” e che raramente ci si sofferma ad osservare.

Lòm a Merz

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Sto risalendo la valle lungo la statale. E’ quasi l’imbrunire e si iniziano a vedere le prime colonne di fumo. Alcune sono scure, dense,”corpose” perchè le potature, che stanno iniziando a bruciare, sono molte e bagnate a causa delle piogge dei giorni precedenti. Altre sono di colore più chiaro e più esili.

Man mano che mi inoltro nella valle continuo a vedere i fuochi accendersi sia lungo i versanti delle colline che nel fondo valle.  Alcuni sono veramente grandi, ricchi di rami e ramaglie frutto delle potature invernali di tutti gli alberi da frutto e delle viti che caratterizzano le coltivazioni di queste vallate. Oggi è il giorno in cui, all’imbrunire, tutte queste potature vengono bruciate. E così, come per incanto, man mano che il buio si fa strada, la valle si illumina di falò.

Salgo la collina, cerco un punto in alto che mi dia la possibilità di spaziare con lo sguardo in ogni direzione e una volta trovato mi siedo su un sasso e osservo. Il vento scivola tra i rami degli alberi che ho alle spalle, facendo frusciare le foglie secche delle roverelle. Ma sta soffiando anche nel resto della valle dove inclina le colonne di fumo tutte nella stessa direzione, verso la pianura.

Ormai si è fatto buio, tra le luci delle case e delle strade risalta il colore caldo del tremolio dei fuochi più grandi, che bruceranno ancora a lungo. Lentamente, scendo dalla collina e mi dirigo verso uno di questi. Mi piace osservarli da vicino, nel loro danzare, dove sembra che ogni fiamma faccia a gara con le altre per arrivare più in alto. Rimango a guardarlo affascinata. Poi, senza fretta, ritorno verso casa. Anche quest’anno ho assaporato la tradizione dei “Lòm a Merz”.

Mi piacciono questi fuochi, qui in Romagna sono una tradizione. Nei giorni dal 26 febbraio al 3 marzo, un tempo si accendevano con lo scopo di incoraggiare l’arrivo della primavera scongiurando i danni da maltempo e invocando una stagione agricola favorevole. Antiche credenze che, di recente, sono state riportate in uso.

Dolce fragranza

alba

E’ ora! Le giornate hanno iniziato ad allungarsi. Poca cosa, uno o due minuti ma saperlo è sufficiente per alleggerire lo scorrere del tempo. Il 21 dicembre è un punto di svolta, si inizia a lasciarsi alle spalle il buio, i giorni cupi, pesanti, tristi e si inizia a guardare alla nuova luce che un po’ per volta arriva verso di noi. Dopo aver acceso, la notte tra il 21 e il 22 dicembre, le candele sulle finestre per accogliere il prossimo ritorno della luce, ho deciso che tutte le volte che arriverà un pensiero triste lo illuminerò con il ricordo di quelle luci per trasformarlo, lasciando alle spalle tutta la pesantezza dei mesi appena trascorsi e andare incontro al nuovo con una rinnovata serenità, facendomi accompagnare soltanto dai ricordi e dalle emozioni più belle.

Ogni stagione ha in sé dei segnali che preannunciano l’arrivo della stagione successiva. E così, anche se l’inverno è appena iniziato, ci sono dei piccoli avvenimenti che mi portano già ad assaporare fragranti sprazzi della prossima stagione. Ogni anno aspetto con trepidazione questo momento, sbirciando mattina e sera le gemme a fiore di un arbusto che passa spesso inosservato salvo attrarre tutta la nostra attenzione grazie all’intenso profumo dei suoi pallidi fiori. Quest’anno, in questa stagione un po’ così, è ancora più improbabile riuscire a notare i fiori dato che le foglie ancora non sono cadute, ma il profumo che pervade l’aria attorno al calicanto non lascia dubbi. I fiori si sono schiusi!

calicanto

Mi inebria quel profumo e quei piccoli fiori che lo emettono. Sono talmente caparbi nel diffonderlo che continuano a farlo anche se vengono ricoperti dalla neve. Lo porterei sempre con me ma mi dispiace tagliare i rami per rinchiuderli in una stanza, lontani dal loro mondo. Molto meglio uscire e annusare l’aria che quegli arbusti che ho piantato attorno a casa riempiono di quella dolce fragranza donandomi un piccolo anticipo di primavera.

calicanto neve