Conchiglie, legnetti & Co.

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Ho bisogno di piccoli oggetti per realizzare un progetto e il primo luogo che mi è venuto in mente dove andarli a cercare è la spiaggia. In questo periodo ho bisogno di mare, non del mare estivo fatto di sole e bagni ma di quello primaverile fatto di lunghe passeggiate sul bagnasciuga nel sole tiepido. Forse per questo ho pensato alla spiaggia. Così oggi tutte al mare!

In mente avevo un’elenco di cose da raccogliere: conchiglie di varie forme e colori, legnetti (trovati di bellissimi tutti levigati dal mare in forme strane), sassolini e vetri colorati.

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Arrivata in spiaggia abbiamo iniziato a pascolare, io tra legnetti e conchiglie, i cani sulla sabbia e bordo acqua. Tante conchiglie, tanti legnetti ma di sassolini e vetri neanche l’ombra. Sassolini ci può stare. Sulle spiagge di sabbia è difficile trovarne. Ma i vetrini ci ho pensato solo dopo al perchè… Sono abituata a Trieste, a raccoglierne a manciate, scegliendo i colori tra il verde, l’azzurro, il bruno e quelli trasparenti a seconda della bottiglia che li ha originati. A Trieste le spiagge sono sassose…le bottiglie si rompono quando si gettano sugli scogli.

Sulla sabbia le bottiglie rotolano e non si rompono… niente vetrini in spiaggia oggi.

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Vento di Scirocco

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Ho una predilizione per il mare d’inverno, se poi è anche mosso o c’è tempesta non so resistergli. La vigilia di Natale c’era vento di Scirocco e il mare era mosso. Le onde si frangevano alla base del muraglione con forza attraendo lo sguardo a seguire le loro evoluzioni in maniera quasi ipnotica. E mentre respiravo profondamente quell’aria salmastra sentivo dentro di me pervadere la forza di quel mare in tempesta.

Mare d’autunno

Bellaria

Complice un’imprevista vicinanza al mare, ieri ho avuto modo di pranzare in spiaggia. Ormai i bagni sono chiusi e assomogliano molto ai Luna Park quando si spengono le luci. Malinconici, vuoti, privi di quel pullulare di persone, di caldo, di rumori e frenesia che nel periodo della bella stagione li caratterizza. Per il mio modo di essere, adesso è il periodo ideale per frequentarli, quando quella strana immobilità li pervade e le persone che li frequentano sono poche, silenziose nel loro camminare sulla sabbia umida al confine con il mare. E quei bagni si trasformano in delle piccole oasi in cui ci si può perdere a guardare le miriadi di conchigliette portare dal continuo fluire delle onde, raccogliendo quelle che più ci attirano da portare a casa, oppure rimanere a guardare il nugolo di gabbiani che improvvisamente si materializza quando qualcuno estrae da una borsa un sacchetto di pane. E le piccole increspature d’acqua, lente e cadenzate, che  accarezzano la riva accompagnano dolcemente quel silenzio e quella quiete che tanto mi piace del mare d’autunno.

Vento

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Per gran parte della mia vita ho vissuto in una città di mare, in un luogo dal quale, grazie alla posizione a mezza costa, il mio sguardo poteva spaziare su tutto il golfo. Allora il mare diventava un punto di riferimento. Al mattino svegliandomi lo guardavo e a seconda del colore, delle increspature, dell’odore, capivo come sarebbe stata la giornata.

Ogni vento conferisce all’aria un sentore catteristico, così lo Scirocco carico di umidità accentua l’odore salmastro e a respirarne l’aria è quasi densa. La Bora invece rende l’aria cristallina, limpida, pulita, che chiede di essere inspirata a pieni polmoni. Il Maestrale è spesso foriero di tempeste.

Il mare che sento più affine a me è il mare d’inverno. Spesso mi capitava, soprattutto nelle giornate di Bora, di trovarmi tutta imbacuccata, seduta su uno scoglio a percepire l’essenza di quel mare.

La Bora soffia a raffiche, arriva sul mare dall’alto e quando ne tocca la superficie inizia a scorrere in tutte le direzioni disegnando a pelo d’acqua una rosa che dapprima piccola, si allarga sempre più. Mi piaceva osservare questi brividi che percorrevano la superficie mentre i gabbiani si rincorrevano sfruttando la spinta dei refoli. Quando la Bora è forte, l’acqua sulla superficie viene sollevata in minutissime goccioline che ti inumidiscono il viso spinte dal vento e gli odori del mare e del vento si mescolano in un aroma che, se lasci fare, ti permea completamente.

Quando invece il vento arriva impetuoso da Ovest è segno che si sta preparando una tempesta. L’aria ancora una volta cambia, dapprima brezza poi prende forza e diventa vento sempre più intenso. Molto spesso aumenta all’improvviso a precedere di poco la pioggia battente che arriva con il fronte delle nubi.

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E lì non riesco a resistere. E’ un richiamo viscerale. Cerco un punto con l’orizzonte sgombro che mi permetta di vederla arrivare, di percepirne la forza, di odorarne l’aria, di sentire il vento che imprime la sua spinta sul mio corpo, di sentirmi avvolgere completamente dalla sua indomabilità fino all’esplodere della pioggia che in breve tempo porta tutto ad acquietarsi.

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Il vento cala, le nubi dapprima cupe e dense lentamente si diradano, la pioggia che inizialmente arrivava quasi a ondate, un po’ alla volta scema. E spesso al termine della giornata, quasi a scusarsi per lo scompiglio provocato, si affaccia un tramonto ad infuocare il paesaggio e quel mare che mi porterò sempre dentro.

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