Attimi quotidiani XVII – Silhouettes

Il momento della giornata in cui preferisco uscire è al mattino, quando il cielo dietro il profilo della collina inizia a tingersi lievemente del rosso dell’alba. In quella penombra, cammino lungo il sentiero che costeggia un boschetto di alti pioppi ormai spogli. Il silenzio della notte è interrotto soltanto dai richiami degli allocchi. Tra i rami fanno capolino, nel cielo terso, la sottile falce della luna calante e Venere.

Nel sottobosco, cespugli ed esili fusti rampicanti si mescolano tra loro. La luce, ancora pallida, inizia a rischiarare il paesaggio ed evidenzia le silhouettes scure dei rovi in controluce. I pettirossi sono i primi a farsi sentire con il loro ticchettio sommesso, seguiti di lì a poco, dai merli con il loro canto decisamente più ingombrante.

L’aria frizzante pizzica leggermente la pelle del viso. Il colore del cielo inizia a sfumare nei toni del viola e del rosa. Mi scopro ad osservare i delicati disegni delle foglie, ormai secche, sui fusti lianosi del luppolo selvatico.

Ha inizio una nuova giornata.

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Attimi quotidiani II

I lavori in quello che chiamo eufemisticamente “giardino” non restano mai fatti. Soprattutto quando si tratta di erba. Così mi sono decisa a tagliare almeno quella attorno ai fossi di scorrimento dell’acqua, che ormai può essere serenamente definita fieno, per l’altezza raggiunta.

Approfittando dell’ombra delle robinie,  raccolgo l’erba tagliata al mattino che ormai si è seccata, complice la giornata calda.

Ed è mentre rastrello che mi accorgo di essere finita nel territorio di una farfalla. Eh sì, perchè i maschi di numerose specie di farfalle, sono esserini estremamente territoriali. Se invadi il loro territorio, ti attaccano! E con che foga…! Finchè rimango nella sua zona è un continuo volarmi addosso. Si dirige verso di me decisa, con quel tipico volo un po’ caracollante, schivandomi solo all’ultimo, per non schiantarsi sulla mia canottiera.

Mi fermo ad osservarla. Sale un po’, quasi a prendere la rincorsa e poi giù in picchiata verso di me, a “spintonarmi via”. Penso al coraggio di quel piccolo insetto per scagliarsi contro qualcuno, rispetto a lui, così grande. E tutto quel coraggio è dovuto a motivi riproduttivi, per difendere un’area, in questo momento soleggiata, dove è più probabile trovare le femmine.

Con due rastrellate raccolgo l’ultimo po’ d’erba e mi sposto qualche metro più giù. Il suo territorio è salvo. La farfalla si acquieta e torna a posarsi sulla foglia dalla quale si era lanciata pochi minuti prima.

libro Sono malata di libri, ultimamente ebook. Ma ci sono libri che devono essere cartacei,    devono poter essere sfogliati e goduti. Il libro Butterfly watching è uno di quelli.

Butterfly Watching

Come osservare, fotografare, allevare le farfalle

Ed. Calderini Edagricole

Strategie

Cammino lungo la strada bianca. Il campo che sto costeggiando è punteggiato da ciuffi rossi di papaveri. L’anno scorso i papaveri erano diluiti nel giallo paglierino del grano ma quest’anno, dopo la piena di settembre, il campo non è stato arato e riseminato completamente.

Lascio che il mio sguardo venga attratto dalla capsula di un papavero ormai sfiorito. Mi fermo ad osservarla. Mi sono sempre piaciuti questi porta-semi. Adesso è ancora verde e al suo interno centinaia di semi stanno lentamente maturando. Con il tempo, sotto al “coperchio” (disco stimmatico) si apriranno dei fori attraverso i quali i semi potranno uscire un po’ alla volta, quando il vento scuoterà per bene la capsula. Ogni pianta di papavero riesce a produrre fino a 40.000 semi in una stagione.

Proseguo.

Anche se siamo ancora nel pieno delle fioriture primaverili, alcune piante stanno già concludendo il loro ciclo riproduttivo con la diffusione dei semi, ognuna con le sue strategie.

Al margine del sentiero c’è uno stelo di tarassaco che, una volta impollinato dalle api, ha trasformato i suoi fiori in semi, in grado di essere trasportati anche a grandi distanze dalla pianta madre. Infatti ogni seme è dotato di un piccolo e leggerissimo ombrellino (pappo) che, complice il vento, può essere sollevato e accompagnato dalle correnti, in altri luoghi. Questa mattina l’umidità ha trasformato i pappi in ciuffetti fradici, ma basterà un po’ di sole a farli aprire.

Attorno al tarassaco c’è una specie di bambagia bianca. All’interno si trovano i minuti semi dei pioppi che, una volta maturi, vengono trasportati anch’essi dal vento a distanze di chilometri. Un pomeriggio affacciandomi sulla porta di casa ho visto migliaia di batuffoli bianchi evidenziati dal controluce con il sole, riempire l’aria, mentre venivano sospinti dalla brezza di valle verso la sommità della collina.

Sono arrivata al termine della passeggiata. Ancora una volta il mio sguardo è attratto da una pianta, un geranio selvatico ormai sfiorito e che ha già diffuso i suoi semi. In questo caso non è il vento il protagonista della dispersione dei semi, ma la stessa pianta. Quando è maturo, il frutto si apre, per igroscopia, in cinque parti, ognuna delle quali contiene un solo seme. L’apertura improvvisa lancia lontano dalla pianta il seme mentre sul frutto rimangono cinque riccioli vuoti, uniti all’asse centrale.