Ciclicità

Mi capita di osservare come ogni cosa che ci riguarda abbia un “tempo di vita”. Gli amori, le amicizie, il lavoro, gli oggetti di cui ci circondiamo. Ogni persona, emozione, situazione, oggetto, sono soggetti ad una ciclicità contraddistinta da un inizio, uno “svolgimento” e una conclusione. Alcune possono durare tutta la nostra vita, altre ci accompagnano per un tratto. La difficoltà, in genere è accorgersi quando è arrivata la naturale conclusione e scegliere di lasciar andare.

Per questo blog, sento che è arrivato il tempo di lasciar andare. Mi ha accompagnato per alcuni anni, mi ha permesso di conoscere delle belle persone, di stringere amicizie sincere, di condividere emozioni, parole, pensieri.

Ringrazio di cuore tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere e di scrivere in questo angolino di rete, arricchendomi con i vostri pensieri.

A tutti auguro un buon proseguimento di Vita. ❤

Attimi quotidiani XVIII: Sole

E’ da una settimana che il tempo propone NEBBIA in tutte le sue possibili sfumature. Solo di notte sembra calare un po’ e lascia intravvedere la luna e le stelle. Stamattina la nebbia dev’essersi scordata di risalire per tempo, permettendo ad un raggio di sole di illuminare la collina. A volte basta davvero poco per provare felicità.

Ragni pavone

Non ho resistito. Ci sono dei piccoli ragni saltatori australiani del genere Maratus (circa 5 mm le loro dimensioni) che hanno un rituale di corteggiamento decisamente insolito. Un acarologo, Jurgen Otto, è riuscito a filmarne diverse specie, ognuna con un rituale diverso e con i maschi che sfoggiano livree multicolori. A seguire uno dei video disponibili su you tube montato con adeguata colonna sonora.  🙂

Divagazioni botaniche e non…

Camminando ai margini di un boschetto nato spontaneamente lungo la riva del fiume, mi sono lasciata attrarre dai giochi di luci, ombre e colori creati dai raggi del sole che si insinuavano tra i rami e le foglie. In quei momenti per me esiste solo l’immagine che colpisce la mia attenzione e le emozioni che suscita e che cerco attraverso la fotografia, di fissare e trasmettere.

Rientrata a casa, mentre guardavo le foto scattate, mi sono accorta che in una delle immagini del boschetto spontaneo, c’erano soltanto due piante, che mi avevano attratta per le combinazioni dei loro colori e geometrie contrastanti. Entrambe sono infestanti e alloctone (originarie di altri luoghi). In particolare le foglie della pianta in primo piano sono della canna comune (Arundo donax) e quelle in secondo piano sono dell’Ailanto (Ailanthus altissima) importato in Europa dalla Cina a metà del 1700 e ormai scappato al controllo. Cresce ovunque e sta velocemente sostituendo specie autoctone, soprattutto in zone antropizzate ma non solo. E’ ritenuta pianta dannosa e in Friuli Venezia Giulia esistono normative che ne consentono l’abbattimento o l’eliminazione anche mediante l’utilizzo di diserbanti senza necessità di autorizzazioni. Per quanto ne so, qui da noi non ci sono parassiti che attacchino queste due piante.

Queste due piante, mi hanno richiamato alla mente la globalizzazione e come l’uomo stia modificando la distribuzione delle specie vegetali (e mi fermo a queste) a livello globale. Inoltre, rispetto a quanto fatto in passato, queste modificazioni sono molto più veloci e massificate. Le motivazioni per questi “spostamenti di masse vegetali” sono diversissime. Possono essere a scopo ornamentale, alimentare, produzione di biomasse o combustibili alternativi al petrolio, per motivi di conservazione….

Ieri leggevo un articolo di un esperimento che stanno facendo in Canada mediante la tecnica del flusso genico assistito. Consiste nel “far passare” il dna di piante resistenti alla siccità, in altre che ne stanno risentendo nei loro luoghi di origine a causa dei cambiamenti climatici, in modo da rendere le seconde più resistenti alla carenza di acqua. ( L’ho semplificata molto. Qui il link dell’articolo in inglese – http://www.skogur.is/media/2015/scientificamerican0815-76.pdf)

L’uomo è indubbiamente l’animale che più sta impattando su questo pianeta costruendo, ma soprattutto distruggendo. Si ritiene l’essere più intelligente e al punto massimo di evoluzione rispetto ai suoi antenati.

Ma siamo così sicuri di essere noi i più evoluti solo perché usiamo uno smartphone e viviamo in case ipertecnologiche? Gli aborigeni australiani comunicano attraverso la telepatia, noi attraverso uno smartphone (no corrente, no smartphone) eppure gli aborigeni sono considerati molto spesso dei selvaggi. Ne siamo così sicuri?

E’ veramente segno di evoluzione lo sviluppo tecnologico quasi esponenziale a discapito di una coscienza umana che invece sembra sempre più involvere?

E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta dell’Homo Naledi, l’uomo delle stelle. Reperti fossili di ominidi risalenti a 3 milioni di anni fa. Siamo così sicuri che in 3 milioni di anni non sia esistito qualcuno più intelligente di noi su questo pianeta e del quale semplicemente non abbiamo ancora trovato traccia?

In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.
(Bertrand Russell)

Note e armoniche

Ho sempre fatto una distinzione tra capire e comprendere. Volendo fare un paragone, capire per me rappresenta qualcosa di intellettuale in cui la testa si focalizza cercando, come le è proprio, di analizzare il soggetto della sua attenzione. Si potrebbe paragonare ad una nota musicale.

Comprendere è qualcosa che vivo in modo viscerale, è qualcosa che ti si imprime dentro coinvolgendo contemporaneamente l’intelletto, le emozioni, il fisico. La comprensione è un percorso. Si costruisce a piccoli passi, giorno dopo giorno, osservandosi, sentendosi, percependo emozioni e pensieri che si muovono in una direzione precisa fino ad uno scatto finale che porta alla comprensione di qualcosa. E a quel punto un brivido percorre il corpo a conferma di quanto avvenuto. La comprensione, per come la percepisco, la paragono ad un’armonica.

Stamattina mentre guidavo per andare al lavoro, stavo riflettendo su come bisogni e passione, spesso mischiandosi in modo indistinto, facciano percepire la realtà in modo distorto. D’un tratto c’è stato un cambio di livello nella percezione delle cose, cambiando la prospettiva sotto la quale osservare la passione.

Mi sono resa conto che la passione è qualcosa che mi appartiene a prescindere dalla presenza di altri , che è parte di me, che è impressa in ogni singola cellula del mio corpo ed è come un’energia che posso plasmare a mio piacimento, scegliendo l’intensità e la direzione verso cui dirigerla. In ogni mia azione posso metterci passione e sentirne il piacere, il godimento per il semplice fatto di fare quella cosa. Stamattina comprendere e sentire la passione in questi termini è stato darle una multidimensionalità, trasformandola da nota in armonica. E a differenza di quella passione che travolge i sensi ottundendoli, questa passione porta lucidità e presenza amplificando la percezione di quello che mi circonda.

Stamattina sono arrivata al lavoro con un gran sorriso e un senso di leggerezza che stanno continuando tutt’ora. Ogni tanto un bel cambio di prospettiva ci vuole….