Felicità

Domenica ho vissuto degli attimi di felicità talmente intensa da commuovermi. Sentivo una felicità incontenibile, quasi volesse smaterializzarmi il corpo per uscire, mentre dei gran lacrimoni mi scendevano senza che potessi fare nulla per fermarli.

In quel frangente mi è arrivata una mail in cui, alla fine, leggevo che ero stata nominata dal blog “Sincronicità” sottotitolo “Le coincidenze non esistono” per dare a chi legge la mia “Ricetta sulla felicità”.

A farlo apposta non ci saremmo riusciti… (e per questo ringrazio Pj)

Premetto che non sento affinità verso questo tipo di condivisioni e ho deciso, da un lato di non parteciparvi perchè non ho ricette da passare ad altri, dall’altro di dedicare alcune riflessioni a quello che è per me la felicità, perchè non potevo ignorare una sincronicità così spudorata.

Il mondo come lo vivo e percepisco è formato da frequenze. Ogni “emozione fondamentale” (felicità, amore, gioia, tristezza, rabbia, giudizio…) ha una sua frequenza ben precisa che, secondo me, è la stessa per ognuno di noi. Se incontriamo una persona felice e la felicità l’abbiamo provata anche noi, la riconosciamo attraverso la risonanza. La vicinanza con quella persona che vibra di felicità, fa vibrare anche noi della stessa frequenza. Poi in base alle esperienze di ognuno, potranno esserci sfumature diverse ma la vibrazione di fondo è la stessa. Un po’ come se fosse un archetipo.

A questa emozione corrispondono anche pensieri che vibrano con una determinata frequenza. Se sono felice, non potrò avere pensieri rabbiosi perchè hanno una frequenza diversa e appartengono ad un “campo emozionale” diverso.

La felicità è una scelta e va costruita quotidianamente. Quando entriamo nei loop di pensieri molesti (immagino che ognuno abbia i suoi loop preferiti magari associati a diverse situazioni – lavoro, rapporto di coppia, ecc…) sta a noi accorgercene ed interromperli coscientemente spostando la nostra attenzione su qualcosa che invece ci porta a stare bene. Un po’ per volta la nostra frequenza globale tenderà a cambiare e ad attrarre situazioni diverse da quelle che incontravamo in precedenza.

A tal proposito per me la natura è la mia ancora, la mia valvola di sfogo e di ricarica che uso per innalzare le frequenze verso la felicità. Quando cammino e mi guardo attorno, mi è sufficiente osservare la perfezione della natura, quell’armonia nascosta che in realtà è palese a chi la vuole cogliere, per sentire la felicità che si fa spazio dentro di me. Aprire la porta e vedere un capriolo che bruca l’erba davanti casa, uscire al mattino presto nel prato e lasciare che il vento accarezzi tutto il mio corpo, chiudere gli occhi e sentire il richiamo delle albanelle che si rincorrono davanti al crinale, sono tutte ancore che mandano in risonanza dentro di me la felicità e che posso utilizzare coscientemente per riallineare una giornata pesante.

Se poi incontriamo qualcuno con cui poter condividere tutte queste cose, la felicità viene elevata all’ennesima potenza e diventa incontenibile….ma questo è un altro file….

Causa ed effetto

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Mi piace ripercorrere a ritroso i ricordi, fino ad arrivare al pensiero iniziale che ha dato origine a qualcosa che sto vivendo ora.

A dire il vero non sempre il punto d’inizio è un pensiero. A volte è una sensazione o un’emozione o uno stato d’inquietudine che mi spinge a pormi delle domande.

Spesso non è ben definito e delineato ma è più qualcosa che quasi sfugge all’attenzione cosciente, come il  passare di un’ombra sotto il pelo dell’acqua, che hai l’impressione di aver visto, ma non ne sei sicuro. Però ti rimane la sensazione del movimento e lì inizi ad elaborarlo più o meno coscientemente, determinandone così una sua evoluzione.

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Dare attenzione a qualcosa, portarci e riportarci i pensieri, chiedere delle soluzioni (anche se solo a sé stessi), innesca un meccanismo che mette in moto un diverso modo di rapportarsi al presente. D’un tratto, inizi a incontrare informazioni, persone, eventi, che ti permettono di far sviluppare sempre di più quel seme iniziale. E’ come se all’improvviso, tu avessi la facoltà di attingere ad un nucleo di informazioni diverso da quello a cui sei abituato, che sottostà a regole fisiche diverse. E lì trovi i dati per costruire le risposte che cerchi.

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E quegli incontri non sono casuali. Il caso non esiste. Siamo noi che non siamo in grado di vedere e cogliere le leggi che lo regolano e determinano.

Credo che le nostre potenzialità siano molto più complesse di quanto pensiamo e di quanto siamo ora in grado di utilizzarle.

Accidenti al momento in cui abbiamo perso il libretto delle istruzioni…

Mezzi di trasporto

Dopo aver scritto le mie impressioni nel post tempo, relative a come vivo il tempo ed alle sue reali caratteristiche, mi sono ritrovata spesso a rifletterci ancora. Tipicamente mi capita al mattino mentre sono a camminare con i cani e la mia testa non è ancora invasa da questioni di lavoro.

L’altra mattina riflettevo sul fatto che il nostro corpo è una sorta di “mezzo” che ci danno alla nascita (magari un po’ prima, ma alla nascita in genere è terminata la prima fase di costruzione che ci permette di uscire dalla “casa madre” pronti per le successive modifiche). Questo mezzo di trasporto ci permetterà di “attraversare” lo spazio e il tempo della nostra vita per un certo numero di anni, fintanto che, salvo imprevisti, l’usura del mezzo non sarà tale da impedirne il proseguimento. Durante questo periodo il mezzo subirà notevoli trasformazioni che permetterano al guidatore di fare esperienze diverse in funzione, anche, dell’età del mezzo.

Il punto di criticità, secondo me, sta nel fatto che il guidatore è chiuso dentro questo mezzo e ogni informazione che arriva dall’esterno è mediata dal mezzo stesso. Il guidatore sente e percepisce buona parte delle informazioni solo ed esclusivamente attraverso questo mezzo e questo lo porta ad identificarsi con esso, a pensare di essere esso stesso, il mezzo.

Ma di fatto, il guidatore non è il mezzo.

Allora provo a pensare al mio corpo come al mezzo dentro al quale, “io guidatore”, sto attraversando la mia vita. Attraverso il suo essere fatto di materia “viva”, questo mezzo, nel quale “io guidatore” sono incorporato, mi permette di sentire sensazioni fisiche, emozionali e pensieri. Tutte queste percezioni sono strettamente connesse alla materialità del mezzo al punto da far sì che, ad un certo punto, “io guidatore”, inizio a pensare di essere il mezzo.

Se immagino di osservare il mio corpo durante il percorso fatto fin qui nella mia vita, vedo che, in base ad una serie di leggi biologiche e fisiche, questo ha avuto uno sviluppo sequenziale nel corso del tempo.

Portare attenzione a quelle differenti età che simultaneamente sento convivere dentro di me, credo che abbia creato lo spazio per iniziare a vedere contemporaneamente il guidatore e il mezzo e finalmente, a brevissimi sprazzi, iniziare a dare ad ognuno le sue reali coordinate.

Allora, mentre il corpo vive il tempo secondo le leggi della biologia e della fisica alle quali è sottoposto a causa del suo essere costituito da un certo tipo di materia, il guidatore è finalmente libero di muoversi in quello spaziotempo in cui le leggi sono governate dalla fisica quantistica.

Pensieri, parole, destino…

 

 

Mantieni i tuoi pensieri positivi
Perche’ i tuoi PENSIERI diventano PAROLE
Mantieni le tue parole positive
Perche’ le tue PAROLE diventano i tuoi COMPORTAMENTI
Mantieni i tuoi comportamenti positivi
Perche’ i tuoi COMPORTAMENTI diventano le tue ABITUDINI
Mantieni le tue abitudini positive
Perche’ le tue ABITUDINI diventano i tuoi VALORI
Mantieni i tuoi valori positivi
Perche’ i tuoi VALORI diventano il tuo DESTINO.

                                                                                                     Mahatma Gandhi

Domande

In questo luogo un po’ sperso dove ho scelto di abitare, oltre a pochi intimi muniti di coordinate, sono riusciti ad arrivarci un po’ per caso, i Testimoni di Geova e due venditori di Folletto.

Ieri pomeriggio mentre ero intenta ad impastare il pandolce per il mattino, mi sono ritrovata davanti alla porta di casa, la ragazza che, insieme alla sua amica, mi aveva portato il nuovo libretto di Geova. I modi gentili e l’entusiasmo di chi cerca il modo di trasmetterti qualcosa in cui crede e che ritiene veramente importante,  mi porta a dedicarle volentieri un po’ di tempo quando passa da qui.

La ascolto, la osservo e mentre lei cerca di esprimere quello che sente e che la coinvolge, mi trovo a riflettere sulla sensazione che si sta facendo spazio dentro di me.

Credo che ognuno di noi, prima o poi si trovi a ragionare sui motivi della vita e della morte, sul senso delle cose, sulla continuità o sull’esistenza di qualcosa dopo.

Qualche anno fa, per me era diventata una cosa fondamentale trovare delle risposte e delle motivazioni che potessero avere un senso. Non poteva essere un atto di fede per qualcosa che mi veniva detto da altri e che io non sentivo come parte di me, che non sentivo come qualcosa che mi risuonasse dentro. E anche in quel caso, un po’ come per i miei mobili, ho iniziato a pensarci e a pormi la domanda.

Credo che qualsiasi cosa ci accada, a scavare in profondità, si riesca a trovare l’istante in cui ha avuto inizio. Per me di solito è un pensiero, quasi un’ombra inosservata ma che lascia una piccola impronta, un’impressione. E poi un po’ per volta quest’impronta diventa più chiara e profonda, man mano che il pensiero si definisce uscendo da quell’ombra. E può essere una cosa automatica che alimentiamo quotidianamente senza quasi rendercene conto, oppure una cosa creata coscientemente per cercare di andare in una direzione precisa.

Qualche anno fa avevo bisogno di quella risposta e così ho iniziato a pormi la domanda. Sarà forse un caso, ma quando inizio a pormi una domanda, arrivano libri, incontri, emozioni, imprevisti che un po’ alla volta, con il giusto tempo, costruiscono la risposta. E’ come giocare con i Lego, mattoncino  dopo mattoncino si forma la casa.

E mentre osservavo la ragazza che mi raccontava degli articoli del libretto, pensavo al percorso che quella domanda mi aveva portato a seguire e alle risposte che mi aveva permesso di incontrare e costruire.

 

Il teorema di Bell

imbrunire

Il teorema di Bell è una porta spalancata verso una realtà complementare alla nostra, priva di spazio e di tempo.

Esso dimostra che un’esperienza di un’interazione avvenuta nel passato tra due particelle crea tra le stesse una forma di “collegamento” che va oltre lo spazio ed il tempo.

Non solo ognuna delle particelle mantiene una memoria dell’interazione che ha avuto, ma il comportamento di ciascuna di esse continua a condizionare il comportamento dell’altra, oltre lo spazio ed il tempo, indipendentemente dallo spazio e dal tempo che le separa.

Esiste una raltà che non ha spazio e non ha tempo, che quindi non risponde alle leggi dello spazione e del tempo; in questa realtà, complementare alla nostra, non solo le due particelle sono in costante e diretto collegamento, ma ogni cosa che esiste nell’universo lo è, semplicemente perchè, se esiste, è perchè accede a questa realtà.

Il teorema di Bell spiega che quello che cisacuno di noi pensa condiziona il pensiero e il comportamento di chi è pensato, in misura tanto maggiore quanto più intensa è stata l’interazione che entrambi hanno avuto; spiega anche che ognuno di noi è in collegamento costante, oltre lo spazio e il tempo, con ogni cosa che esiste nell’universo.

Per stabilire un “forte” collegamento oltre lo spazio e il tempo, non è necessario che due particelle siano gemelle, è sufficiente che abbiano interagito profondamente tra loro.

Questo fenomeno non riguarda solo le particelle subatomiche, ma qualsiasi struttura della materia, compresi gli esseri umani.

Se pensiamo con amore sincero ad una persona con la quale abbiamo dei legami più o mento forti questa, che ne sia consapevole o no, riceve istantaneamente delle informazioni. Che la persona riesca ad esserne mentalmente consapevole o no, dipende dalla sua sensibilità; in ogni caso queste informaizoni influiscono sia sul suo comportamento nei nostri riguardi, sia sul suo comportamento in generale.

Ogni pensiero è un’informazione con una propria attitudine a condizionare gli eventi oltre lo spazio ed il tempo. Un uomo compie un importante “salto evolutivo” quando diviene consapevole che ciò che pensa è più importante di ciò che fa. Ciò che fa dipende da ciò che pensa, ma ciò che pensa può produrre effetti enormemente più importanti, “inspiegabili” e incontrollabili di ciò che fa.

Fabio Marchesi (La fisica dell’Anima)