Attimi quotidiani XVII – Silhouettes

Il momento della giornata in cui preferisco uscire è al mattino, quando il cielo dietro il profilo della collina inizia a tingersi lievemente del rosso dell’alba. In quella penombra, cammino lungo il sentiero che costeggia un boschetto di alti pioppi ormai spogli. Il silenzio della notte è interrotto soltanto dai richiami degli allocchi. Tra i rami fanno capolino, nel cielo terso, la sottile falce della luna calante e Venere.

Nel sottobosco, cespugli ed esili fusti rampicanti si mescolano tra loro. La luce, ancora pallida, inizia a rischiarare il paesaggio ed evidenzia le silhouettes scure dei rovi in controluce. I pettirossi sono i primi a farsi sentire con il loro ticchettio sommesso, seguiti di lì a poco, dai merli con il loro canto decisamente più ingombrante.

L’aria frizzante pizzica leggermente la pelle del viso. Il colore del cielo inizia a sfumare nei toni del viola e del rosa. Mi scopro ad osservare i delicati disegni delle foglie, ormai secche, sui fusti lianosi del luppolo selvatico.

Ha inizio una nuova giornata.

Attimi quotidiani XVI – un raggio di sole

Le tende della mia camera da letto sono dei vecchi asciugamani di lino grezzo, ricamati a mano. Erano di una cara amica di famiglia che, quand’ero piccola, veniva da Rapallo a farci visita durante il periodo estivo. Sono talmente belli e i ricami e i pizzi, lungo i lati più corti, talmente delicati, che nessuno li ha mai usati per asciugarsi le mani. Così per anni sono rimasti chiusi nell’armadio.

Quando mi sono trasferita in questa casa e ho iniziato a dare una forma all’arredamento, per me è stato naturale recuperare quegli asciugamani e farne le tende per la mia stanza. Sono semplicemente perfetti. Il sole, illuminandoli, ne esalta la robusta trama e i delicati pizzi e le orchidee sul comodino, sembrano ancora più preziose con quel tessuto e i ricordi, a far loro da sfondo.

 

Attimi quotidiani XV – Fusaggine

Le piante che prediligo sono quelle decidue ed autoctone, che riescono a darmi il senso del trascorrere delle stagioni. E averle studiate, anche se in tempi ormai remoti, mi aiuta ad osservare la natura che mi circonda, in modo più dettagliato.

Il mio luogo ideale è il sottobosco dove erbe, arbusti e alberi si incontrano a formare delle composizioni che spesso, mi piacerebbe ricreare in un mio ipotetico giardino. All’interno del sottobosco, attraverso i rami degli alberi più alti, filtrano i raggi del sole e creano, in ogni stagione, giochi di luci e colori caratteristici. Così, di volta in volta a seconda dell’incidenza dei raggi, vengono messi in evidenza alcuni aspetti tipici di quel periodo dell’anno.

Stamattina la protagonista è stata la Fusaggine o Evonimo (Euonymus europaeus L.). Per la forma caratteristica del frutto, questo arbusto è conosciuto anche come “Cappel di prete” e sono stati proprio i frutti di questa pianta ad attirare la mia attenzione durante la passeggiata.

L’abbinamento del rosa intenso e dell’arancio, in questa stagione è abbastanza insolito e seppur i frutti siano piccoli, in mezzo ai colori smorzati del tardo autunno, risaltano ugualmente. Se poi un raggio di sole li evidenzia illuminandoli nell’intrico dei rami ormai spogli, il gioco è fatto!

Attimi quotidiani XIV

In quest’inizio di autunno, più degli altri anni, sento il bisogno di silenzio, di introspezione, di allontanarmi da chi parla per abitudine e non perchè abbia qualcosa di sensato da dire. Allo stesso tempo ho bisogno di vedere cose nuove, diverse da quelle che la quotidianità propone.

La sensazione sempre più pressante è che, tanto nel piccolo quanto nel grande, si venga sottoposti a continui discorsi pomposi, promesse e complimenti, ma che di fatto si tratti solo di apparenza. E la sensazione che rimane è di presa in giro, quasi che chi ti parla pensi che tu sia un allocco che si beve qualsiasi cosa.

Non molto lontano da casa c’è un parco. E’ in città ma è anche sufficientemente grande da non esserne disturbato. I rumori del traffico arrivano attutiti e l’incredibile varietà di piante ma soprattutto animali liberi che ti circondano, ti portano ad una sensazione di pace e tranquillità.

Oggi ho sentito il bisogno di quel parco, di quell’atmosfera che in autunno diventa quasi fatata. Ti siedi su una delle innumerevoli panchine di ghisa e legno e rimani lì a guardare un po’ stupito. Le oche egiziane si mescolano a quelle del Canada e ai pavoni. Le anatre riposano lungo la riva dello stagno, vicine a conigli nani, piccioni e cavie. Le gallinelle d’acqua camminano a due metri da terra, lungo i rami dei cipressi delle paludi, le cui foglie in questi giorni si sono tinte di sfumature ambrate.

Quest’atmosfera ti riporta ad una dimensione vera. La luce del sole filtrata dagli aghi dei cipressi, crea una sensazione di protezione che ti accompagna a sentirti, ad approfondire il respiro, a mollare le tensioni accumulate e semplicemente a godere del bello che ti circonda. Rallentano i pensieri, la malinconia autunnale si allenta e lasci che le piccole cose, come un’anatra che si lava, ti sorprendano per i giochi di luce che possono creare.

Attimi quotidiani XII – Scorci d’autunno

Ci sono giornate in cui si sente il bisogno di lasciar svaporate tutti i pensieri che si accatastano in testa, originando quel fitto brusio inutile. Un brusio che ti allontana dalla percezione di te, del tuo corpo, di quello che senti veramente sostituendolo con emozioni generate dai pensieri che fluiscono senza sosta. In questi frangenti ho bisogno di immergermi nella Natura, di sentirmi parte di essa portando attenzione a quello che mi circonda, ai colori, alle forme, ai suoni, agli odori; ma anche alla sensazione dell’aria sulla pelle, al respiro e alle tensioni del corpo che lentamente si sciolgono.

Ieri pomeriggio era una di quelle giornate. Così rientrando a casa dal lavoro sono andata a fare una lunga passeggiata con i cani, ad ammirare qualche scorcio di autunno finalmente illuminato da un tiepido sole, dopo le piogge dei giorni passati.

L’autunno è rappresentato, per me, dalle bacche di vari arbusti che in questo periodo si tingono di rosso, arancio, giallo, creando macchie di colore che permangono diversi mesi.

Le foglie stanno iniziando ad assumere le tinte autunnali e trasformano le colline in tavolozze multicolori dai toni caldi.

E anche i tramonti ritornano ad essere intensi nei toni e nelle sfumature, con le nubi che diventano lo sfondo per gli ultimi raggi di sole.