Brina

L’Autunno, che il 22 dicembre, con il Solstizio, cederà il passo all’Inverno, sta regalando alcune mattinate con la  brina. 

Uscire, quando il sole fa capolino da dietro la collina, per cogliere i pizzi gelati che ornano steli ormai secchi di fiori, diventa irresistibile.

Paesaggio effimero e fiabesco del quale ho tentato, invano, di fermare alcune immagini.

Attimi quotidiani XVII – Silhouettes

Il momento della giornata in cui preferisco uscire è al mattino, quando il cielo dietro il profilo della collina inizia a tingersi lievemente del rosso dell’alba. In quella penombra, cammino lungo il sentiero che costeggia un boschetto di alti pioppi ormai spogli. Il silenzio della notte è interrotto soltanto dai richiami degli allocchi. Tra i rami fanno capolino, nel cielo terso, la sottile falce della luna calante e Venere.

Nel sottobosco, cespugli ed esili fusti rampicanti si mescolano tra loro. La luce, ancora pallida, inizia a rischiarare il paesaggio ed evidenzia le silhouettes scure dei rovi in controluce. I pettirossi sono i primi a farsi sentire con il loro ticchettio sommesso, seguiti di lì a poco, dai merli con il loro canto decisamente più ingombrante.

L’aria frizzante pizzica leggermente la pelle del viso. Il colore del cielo inizia a sfumare nei toni del viola e del rosa. Mi scopro ad osservare i delicati disegni delle foglie, ormai secche, sui fusti lianosi del luppolo selvatico.

Ha inizio una nuova giornata.

Attimi quotidiani XV – Fusaggine

Le piante che prediligo sono quelle decidue ed autoctone, che riescono a darmi il senso del trascorrere delle stagioni. E averle studiate, anche se in tempi ormai remoti, mi aiuta ad osservare la natura che mi circonda, in modo più dettagliato.

Il mio luogo ideale è il sottobosco dove erbe, arbusti e alberi si incontrano a formare delle composizioni che spesso, mi piacerebbe ricreare in un mio ipotetico giardino. All’interno del sottobosco, attraverso i rami degli alberi più alti, filtrano i raggi del sole e creano, in ogni stagione, giochi di luci e colori caratteristici. Così, di volta in volta a seconda dell’incidenza dei raggi, vengono messi in evidenza alcuni aspetti tipici di quel periodo dell’anno.

Stamattina la protagonista è stata la Fusaggine o Evonimo (Euonymus europaeus L.). Per la forma caratteristica del frutto, questo arbusto è conosciuto anche come “Cappel di prete” e sono stati proprio i frutti di questa pianta ad attirare la mia attenzione durante la passeggiata.

L’abbinamento del rosa intenso e dell’arancio, in questa stagione è abbastanza insolito e seppur i frutti siano piccoli, in mezzo ai colori smorzati del tardo autunno, risaltano ugualmente. Se poi un raggio di sole li evidenzia illuminandoli nell’intrico dei rami ormai spogli, il gioco è fatto!

Attimi quotidiani XIV

In quest’inizio di autunno, più degli altri anni, sento il bisogno di silenzio, di introspezione, di allontanarmi da chi parla per abitudine e non perchè abbia qualcosa di sensato da dire. Allo stesso tempo ho bisogno di vedere cose nuove, diverse da quelle che la quotidianità propone.

La sensazione sempre più pressante è che, tanto nel piccolo quanto nel grande, si venga sottoposti a continui discorsi pomposi, promesse e complimenti, ma che di fatto si tratti solo di apparenza. E la sensazione che rimane è di presa in giro, quasi che chi ti parla pensi che tu sia un allocco che si beve qualsiasi cosa.

Non molto lontano da casa c’è un parco. E’ in città ma è anche sufficientemente grande da non esserne disturbato. I rumori del traffico arrivano attutiti e l’incredibile varietà di piante ma soprattutto animali liberi che ti circondano, ti portano ad una sensazione di pace e tranquillità.

Oggi ho sentito il bisogno di quel parco, di quell’atmosfera che in autunno diventa quasi fatata. Ti siedi su una delle innumerevoli panchine di ghisa e legno e rimani lì a guardare un po’ stupito. Le oche egiziane si mescolano a quelle del Canada e ai pavoni. Le anatre riposano lungo la riva dello stagno, vicine a conigli nani, piccioni e cavie. Le gallinelle d’acqua camminano a due metri da terra, lungo i rami dei cipressi delle paludi, le cui foglie in questi giorni si sono tinte di sfumature ambrate.

Quest’atmosfera ti riporta ad una dimensione vera. La luce del sole filtrata dagli aghi dei cipressi, crea una sensazione di protezione che ti accompagna a sentirti, ad approfondire il respiro, a mollare le tensioni accumulate e semplicemente a godere del bello che ti circonda. Rallentano i pensieri, la malinconia autunnale si allenta e lasci che le piccole cose, come un’anatra che si lava, ti sorprendano per i giochi di luce che possono creare.