Divagazioni botaniche e non…

Camminando ai margini di un boschetto nato spontaneamente lungo la riva del fiume, mi sono lasciata attrarre dai giochi di luci, ombre e colori creati dai raggi del sole che si insinuavano tra i rami e le foglie. In quei momenti per me esiste solo l’immagine che colpisce la mia attenzione e le emozioni che suscita e che cerco attraverso la fotografia, di fissare e trasmettere.

Rientrata a casa, mentre guardavo le foto scattate, mi sono accorta che in una delle immagini del boschetto spontaneo, c’erano soltanto due piante, che mi avevano attratta per le combinazioni dei loro colori e geometrie contrastanti. Entrambe sono infestanti e alloctone (originarie di altri luoghi). In particolare le foglie della pianta in primo piano sono della canna comune (Arundo donax) e quelle in secondo piano sono dell’Ailanto (Ailanthus altissima) importato in Europa dalla Cina a metà del 1700 e ormai scappato al controllo. Cresce ovunque e sta velocemente sostituendo specie autoctone, soprattutto in zone antropizzate ma non solo. E’ ritenuta pianta dannosa e in Friuli Venezia Giulia esistono normative che ne consentono l’abbattimento o l’eliminazione anche mediante l’utilizzo di diserbanti senza necessità di autorizzazioni. Per quanto ne so, qui da noi non ci sono parassiti che attacchino queste due piante.

Queste due piante, mi hanno richiamato alla mente la globalizzazione e come l’uomo stia modificando la distribuzione delle specie vegetali (e mi fermo a queste) a livello globale. Inoltre, rispetto a quanto fatto in passato, queste modificazioni sono molto più veloci e massificate. Le motivazioni per questi “spostamenti di masse vegetali” sono diversissime. Possono essere a scopo ornamentale, alimentare, produzione di biomasse o combustibili alternativi al petrolio, per motivi di conservazione….

Ieri leggevo un articolo di un esperimento che stanno facendo in Canada mediante la tecnica del flusso genico assistito. Consiste nel “far passare” il dna di piante resistenti alla siccità, in altre che ne stanno risentendo nei loro luoghi di origine a causa dei cambiamenti climatici, in modo da rendere le seconde più resistenti alla carenza di acqua. ( L’ho semplificata molto. Qui il link dell’articolo in inglese – http://www.skogur.is/media/2015/scientificamerican0815-76.pdf)

L’uomo è indubbiamente l’animale che più sta impattando su questo pianeta costruendo, ma soprattutto distruggendo. Si ritiene l’essere più intelligente e al punto massimo di evoluzione rispetto ai suoi antenati.

Ma siamo così sicuri di essere noi i più evoluti solo perché usiamo uno smartphone e viviamo in case ipertecnologiche? Gli aborigeni australiani comunicano attraverso la telepatia, noi attraverso uno smartphone (no corrente, no smartphone) eppure gli aborigeni sono considerati molto spesso dei selvaggi. Ne siamo così sicuri?

E’ veramente segno di evoluzione lo sviluppo tecnologico quasi esponenziale a discapito di una coscienza umana che invece sembra sempre più involvere?

E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta dell’Homo Naledi, l’uomo delle stelle. Reperti fossili di ominidi risalenti a 3 milioni di anni fa. Siamo così sicuri che in 3 milioni di anni non sia esistito qualcuno più intelligente di noi su questo pianeta e del quale semplicemente non abbiamo ancora trovato traccia?

In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.
(Bertrand Russell)

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21 thoughts on “Divagazioni botaniche e non…

  1. Paolo Astrua ha detto:

    Riflessioni interessantissime a mio avviso, cara Nuzk. Spesso mi ritrovo a riflettere soprattutto sulla velocità del nostro mondo tecnologico, quindi anche sulla velocità delle trasformazioni nell’ecosistema. Ci sono testi interessanti che trattano l’argomento specie botaniche alloctone sul nostro territorio (qui un pdf che potrebbe essere di interesse: http://www.arpalombardia.it/biodiversita/file/dpn_flora_alloctona.pdf) soprattutto in alcune regioni come la Lombardia dove si ritiene che nella sola zona di Malpensa si insedino una grande varietà di piante provenienti dall’estero a grande velocità. Non si deve però andare molto lontano da casa propria per imbattersi in specie alloctone. Nel mio caso si può dire che sono circondato, infatti la collina torinese è considerata ricca di molte specie esotiche: oltre all’ailanto si pensi alla presenza secolare di Robinia pseudoacacia (la gaggìa) che ormai occupa intere aree boschive. Grazie anche al lieve innalzamento delle temperature invernali nella nostra zona, posso testimoniare che nelle colline del Parco di Superga, si stanno riproducendo da seme (e con successo) Trachelospermum jasminoides, Trachicarpus fortunei, Prunus laurocerasus, Ligustrum lucidum e molte altre specie che fino a qualche decennio fa non si vedevano in natura. Il mondo sta cambiando. E’ importante saperlo.

    • Nuzk ha detto:

      E’ vero quello che scrivi. Il mondo sta cambiando e non può che essere così. E le piante, anche se più lentamente di altri organismi, si adattano. Ma l’uomo in questa corsa folle degli ultimi cent’anni, ha reso tutto molto veloce. Forse troppo e questo porta all’estinzione molte specie ed è una cosa che mi mette tristezza. Estinzione significa che mai più esisterà un organismo come quello. Mai più, in nessun luogo e penso che nessuno abbia diritto di fare una cosa del genere. Potenzialmente l’uomo è dotato di coscienza ma in questo Kali Yuga non è così semplice farla emergere.

  2. La il@ ha detto:

    Appoggio in pieno le tue domande..

  3. remigio ha detto:

    Concordo su quanto hai scritto…i nuovi barbari oggi sono quelli che costruiscono per distruggere. E la natura non si salva.

    • La il@ ha detto:

      ..la natura per fortuna ha le sue risorse e la sua forza, e reagisce come può per ristabilire l’equilibrio.. è l’uomo che ci sta rimettendo.. stupidamente..

      • Nuzk ha detto:

        L’uomo ha una vita breve e in genere è quella la sua unità di tempo. La Terra esiste da milioni d’anni e questo tempo, per lei, passerà in un attimo. La Natura tende spontaneamente verso l’equilibrio, seppur dinamico e verso l’ordine. E’ solo questione di tempo

      • La il@ ha detto:

        Se solo ci ricordassimo di farne parte, sarebbe tutto più semplice e orienteremmo meglio il nostro agire ma, ancor prima, il nostro modo di porci..

    • Nuzk ha detto:

      Purtroppo stiamo distruggendo molto. Eppure ci sono anche tante persone che costruiscono in modo sano, bello. Dovremmo dare più bada a quegli aspetti positivi e occuparci meno morbosamente delle false notizie che ci passano buona parte dei mezzi di informazione. Forse così le cose potrebbero iniziare a migliorare. Forse

  4. pjperissinotto ha detto:

    Sono riflessioni centrali su temi centrali quelle di questo articolo. Io sospetto soprattutto che dietro questi interrogativi si celino più sorprese di quello che possiamo immaginare.

    • Nuzk ha detto:

      Ce ne sono senz’altro di sorprese e di cilindri dai quali potrebbero uscire bianconigli multidimensionali. 😀
      Credo che la struttura umana abbia le potenzialità per fare e percepire molto di più di quanto non faccia ora. Dobbiamo solo riscrivere il libretto delle istruzioni senza dare troppa bada agli schemi che si sono generati dalle esperienze precedenti. E questo lo può fare ognuno di noi nel suo piccolo. Buona serata PJ

  5. Paolo Astrua ha detto:

    Sì Nuzk, anch’io penso non si debba dare troppo spazio al senso di impotenza ma pensare che in realtà siamo noi che con le nostre piccole azioni individuali possiamo contribuire a dare la direzione che più ci aggrada alle nostre esistenze e quindi, in parte, anche al divenire dell’ambiente che ci circonda. La coscienza del cambiamento in atto è tuttavia, per me, un importante punto di partenza. Anche se le mutazioni in atto ci fanno soffrire, fingere che non esistano e cercare una fuga in un eremo non cambierà la portata delle trasformazioni. Solo con la nostra partecipazione attiva possiamo dare una direzione differente. Sono magari sciocchezze se si guarda il fenomeno nella sua globalità, ma per esempio io col mio lavoro mi trovo a consigliare piante principalmente autoctone per gli allestimenti nei giardini (ce ne sono a migliaia, basta conoscerle), o se si tratta di piante esotiche che almeno abbiano un comportamento non invasivo. Tutto questo per limitare la scomparsa di specie che avrebbero vita più facile senza rivali agguerrite. Non sono uno specista dei vegetali me ne guardo bene, ma è interessante per me compiere azioni concrete per la conservazione della biodiversità territoriale e cerco di fare tutto il possibile dialogando con i miei clienti…e vi dirò, sono anche fiero di quel che faccio! 😉

    • Nuzk ha detto:

      Fare il giardiniere, progettare un giardino non è cosa semplice. In media le persone non hanno idea di cosa sia una pianta, come “funzioni” e soprattutto dimenticano o ignorano che, in particolare gli alberi, crescono. Spesso si vedono alberi di prima grandezza piantati in fazzoletti di giardino dove le uniche soluzioni possibili per la loro gestione saranno la potatura selvaggia o l’abbattimento. Secondo me il tuo lavoro è fondamentale. Chi vuole avere un giardino e prendersene cura tende già verso la natura. Un professionista che abbia la pazienza di spiegare le cose e “istruire” i suoi clienti sulla tipologia delle piante, sul loro sviluppo nel tempo, sulle loro interazioni, sulle piante autoctone facendone vedere i pregi (che sono tanti) secondo me è una figura fondamentale.

      • Paolo Astrua ha detto:

        Grazie Nuzk…come sono fondamentali i clienti e gli appassionati che prestano attenzione ai consigli e hanno “orecchio” per tutto ciò che rende possibile la creazione di un giardino equilibrato e rispettoso dell’ambiente. A volte si sottovaluta l’impatto che possono avere le piante su alcune zone (vedi il caso limite della Fallopia japonica, considerata la pianta più invasiva al mondo) perché si nutre il pensiero che la natura sia sempre e comunque innocua o “buona”. In realtà, nel caso dei giardini, la “bontà” di una specie dipende da come viene usata in un determinato ambito. Inoltre è proprio come dici tu: a volte si vedono Cedri deodora o Magnolie grandiflora brutalizzati dalle potature perché divenuti ingestibili in uno spazio esiguo. Ancor prima delle cure c’è il progetto e questo a volte non viene contemplato nemmeno dai giardinieri…ahimè!

      • Nuzk ha detto:

        Ultimamente mi capita di vedere molti camioncini di giardinieri in giro nelle vie delle città. Pare che per fare il giardiniere sia sufficiente un pò di attrezzature e prezzi competitivi, ma non è così.E’ sufficiente osservare il modo di impostare il lavoro, le potature degli alberi se fatte con tagli di ritorno o meno, le potature dei cespugli se mantengono i rami a fiore per la primavera successiva, come viene lasciato il giardino al termine del lavoro, per capire fino a che punto un giardiniere sia competente o meno. Alcuni sono veramente bravi, altri invece non ne hanno idea. Non c’è da stupirsi quindi se spesso non ci sia un progetto alla base dei lavori o se le piante proposte sono sempre le stesse, sempre alloctone e senza un minimo di fantasia.

  6. Paolo Astrua ha detto:

    P.s.
    In questo senso trovo molto interessante l’idea della riva dietro casa tua scegliendo specie non invasive e possibilmente autoctone!

  7. Paolo Astrua ha detto:

    Nuzk volevo solo dirti che ti ho nuovamente citata sul mio blog partendo da questo tuo interessante articolo. Buona notte.

    • Nuzk ha detto:

      Grazie Paolo. Nei prossimi giorni passerò a lasciare un commento al tuo post. L’altra domenica vagando in Appennino ti ho pensato, proprio in relazione a delle piante alloctone che non avrei pensato di trovare in quei luoghi. A presto

      • Paolo Astrua ha detto:

        Grazie mille Nuzk. Mi fa piacere se vuoi commentare l’articolo ma più di tutto volevo avvertirti che ti avevo nominata, spero non ti sia dispiaciuto. Grazie ancora per l’ispirazione che sai donare con i tuoi pensieri e le tue foto.

  8. […] nasce dalla lettura di un articolo interessante di Nuzk sul suo bel blog emozionieimmagini. Le sue considerazioni riguardano le piante alloctone (provenienti da altri paesi) e invasive nel […]

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