Attimi quotidiani XIV

In quest’inizio di autunno, più degli altri anni, sento il bisogno di silenzio, di introspezione, di allontanarmi da chi parla per abitudine e non perchè abbia qualcosa di sensato da dire. Allo stesso tempo ho bisogno di vedere cose nuove, diverse da quelle che la quotidianità propone.

La sensazione sempre più pressante è che, tanto nel piccolo quanto nel grande, si venga sottoposti a continui discorsi pomposi, promesse e complimenti, ma che di fatto si tratti solo di apparenza. E la sensazione che rimane è di presa in giro, quasi che chi ti parla pensi che tu sia un allocco che si beve qualsiasi cosa.

Non molto lontano da casa c’è un parco. E’ in città ma è anche sufficientemente grande da non esserne disturbato. I rumori del traffico arrivano attutiti e l’incredibile varietà di piante ma soprattutto animali liberi che ti circondano, ti portano ad una sensazione di pace e tranquillità.

Oggi ho sentito il bisogno di quel parco, di quell’atmosfera che in autunno diventa quasi fatata. Ti siedi su una delle innumerevoli panchine di ghisa e legno e rimani lì a guardare un po’ stupito. Le oche egiziane si mescolano a quelle del Canada e ai pavoni. Le anatre riposano lungo la riva dello stagno, vicine a conigli nani, piccioni e cavie. Le gallinelle d’acqua camminano a due metri da terra, lungo i rami dei cipressi delle paludi, le cui foglie in questi giorni si sono tinte di sfumature ambrate.

Quest’atmosfera ti riporta ad una dimensione vera. La luce del sole filtrata dagli aghi dei cipressi, crea una sensazione di protezione che ti accompagna a sentirti, ad approfondire il respiro, a mollare le tensioni accumulate e semplicemente a godere del bello che ti circonda. Rallentano i pensieri, la malinconia autunnale si allenta e lasci che le piccole cose, come un’anatra che si lava, ti sorprendano per i giochi di luce che possono creare.

Attimi quotidiani XIII – Allineamenti

Questo mese, al mattino prima dell’alba, alti nel cielo sono allineati 3 pianeti del nostro sistema solare: Venere, il più grande e luminoso, Giove e Marte (il più piccolo con una dominante rossa nella luce). Durante le passeggiate mi accompagnano fino al rientro a casa, quando il Sole, finalmente sorge, illuminando il cielo.

Buon fine settimana a tutti.

Attimi quotidiani XII – Scorci d’autunno

Ci sono giornate in cui si sente il bisogno di lasciar svaporate tutti i pensieri che si accatastano in testa, originando quel fitto brusio inutile. Un brusio che ti allontana dalla percezione di te, del tuo corpo, di quello che senti veramente sostituendolo con emozioni generate dai pensieri che fluiscono senza sosta. In questi frangenti ho bisogno di immergermi nella Natura, di sentirmi parte di essa portando attenzione a quello che mi circonda, ai colori, alle forme, ai suoni, agli odori; ma anche alla sensazione dell’aria sulla pelle, al respiro e alle tensioni del corpo che lentamente si sciolgono.

Ieri pomeriggio era una di quelle giornate. Così rientrando a casa dal lavoro sono andata a fare una lunga passeggiata con i cani, ad ammirare qualche scorcio di autunno finalmente illuminato da un tiepido sole, dopo le piogge dei giorni passati.

L’autunno è rappresentato, per me, dalle bacche di vari arbusti che in questo periodo si tingono di rosso, arancio, giallo, creando macchie di colore che permangono diversi mesi.

Le foglie stanno iniziando ad assumere le tinte autunnali e trasformano le colline in tavolozze multicolori dai toni caldi.

E anche i tramonti ritornano ad essere intensi nei toni e nelle sfumature, con le nubi che diventano lo sfondo per gli ultimi raggi di sole.

Divagazioni botaniche e non…

Camminando ai margini di un boschetto nato spontaneamente lungo la riva del fiume, mi sono lasciata attrarre dai giochi di luci, ombre e colori creati dai raggi del sole che si insinuavano tra i rami e le foglie. In quei momenti per me esiste solo l’immagine che colpisce la mia attenzione e le emozioni che suscita e che cerco attraverso la fotografia, di fissare e trasmettere.

Rientrata a casa, mentre guardavo le foto scattate, mi sono accorta che in una delle immagini del boschetto spontaneo, c’erano soltanto due piante, che mi avevano attratta per le combinazioni dei loro colori e geometrie contrastanti. Entrambe sono infestanti e alloctone (originarie di altri luoghi). In particolare le foglie della pianta in primo piano sono della canna comune (Arundo donax) e quelle in secondo piano sono dell’Ailanto (Ailanthus altissima) importato in Europa dalla Cina a metà del 1700 e ormai scappato al controllo. Cresce ovunque e sta velocemente sostituendo specie autoctone, soprattutto in zone antropizzate ma non solo. E’ ritenuta pianta dannosa e in Friuli Venezia Giulia esistono normative che ne consentono l’abbattimento o l’eliminazione anche mediante l’utilizzo di diserbanti senza necessità di autorizzazioni. Per quanto ne so, qui da noi non ci sono parassiti che attacchino queste due piante.

Queste due piante, mi hanno richiamato alla mente la globalizzazione e come l’uomo stia modificando la distribuzione delle specie vegetali (e mi fermo a queste) a livello globale. Inoltre, rispetto a quanto fatto in passato, queste modificazioni sono molto più veloci e massificate. Le motivazioni per questi “spostamenti di masse vegetali” sono diversissime. Possono essere a scopo ornamentale, alimentare, produzione di biomasse o combustibili alternativi al petrolio, per motivi di conservazione….

Ieri leggevo un articolo di un esperimento che stanno facendo in Canada mediante la tecnica del flusso genico assistito. Consiste nel “far passare” il dna di piante resistenti alla siccità, in altre che ne stanno risentendo nei loro luoghi di origine a causa dei cambiamenti climatici, in modo da rendere le seconde più resistenti alla carenza di acqua. ( L’ho semplificata molto. Qui il link dell’articolo in inglese – http://www.skogur.is/media/2015/scientificamerican0815-76.pdf)

L’uomo è indubbiamente l’animale che più sta impattando su questo pianeta costruendo, ma soprattutto distruggendo. Si ritiene l’essere più intelligente e al punto massimo di evoluzione rispetto ai suoi antenati.

Ma siamo così sicuri di essere noi i più evoluti solo perché usiamo uno smartphone e viviamo in case ipertecnologiche? Gli aborigeni australiani comunicano attraverso la telepatia, noi attraverso uno smartphone (no corrente, no smartphone) eppure gli aborigeni sono considerati molto spesso dei selvaggi. Ne siamo così sicuri?

E’ veramente segno di evoluzione lo sviluppo tecnologico quasi esponenziale a discapito di una coscienza umana che invece sembra sempre più involvere?

E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta dell’Homo Naledi, l’uomo delle stelle. Reperti fossili di ominidi risalenti a 3 milioni di anni fa. Siamo così sicuri che in 3 milioni di anni non sia esistito qualcuno più intelligente di noi su questo pianeta e del quale semplicemente non abbiamo ancora trovato traccia?

In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.
(Bertrand Russell)

Di fili, di tele e di rugiada

Quand’ero piccola c’era un gioco che mi piaceva fare con mia mamma. Si usava un filo grosso annodato agli estremi. Si infilavano le mani all’interno dell’anello e con le dita, intrecciando in vario modo il filo, si creava un disegno. L’altro, con movimenti precisi, creava altri disegni prendendo a sua volta il filo tra le mani.

Oggi mentre camminavo lungo il sentiero, guardando i fili delle tele di ragno intrisi di gocce di rugiada illuminate dal sole, mi è tornato in mente quel gioco da bambini. Sembrava, a guardare quel convulso intreccio di fili, che nottetempo i ragni del campo avessero partecipato ad una sorta di “Giochi senza Frontiere” durante i quali, per vincere, dovevano creare “Il groviglio più arzigogolato”.

In autunno, una nottata di nebbia condensa sulle tele dei ragni minutissime goccioline. Al mattino, i raggi del sole, le trasformano in migliaia di piccole perle luccicanti. E ogni volta rimango incantata a seguire quei pizzi stesi tra fiori e rametti ormai secchi.

In altri punti le tele hanno la loro forma tipica e le goccioline ne evidenziano le geometrie più o meno regolari. Penso ai ragni che, con le loro trappole rese così visibili, fino all’evaporare di quelle perle d’acqua, realizzeranno dei magri bottini…

Ma i raggi del sole scaldano ancora, visto che siamo solo all’inizio di ottobre e al termine della passeggiata  le ragnatele ormai non si notano quasi più.

Attimi quotidiani X – Diversamente autunno…

In linea con il resto dell’anno, anche l’autunno alterna giornate di fine estate a giornate di autunno profondo. Stamattina, guardando dalla finestra si vedeva soltanto una fitta nebbia.

In collina però, la nebbia ha vita breve e con i primi raggi di sole è scesa verso la pianura, regalando panorami e giochi di luci e nubi che con il loro fascino hanno fatto dimenticare le dispettose alternanze del clima.