Note e armoniche

Ho sempre fatto una distinzione tra capire e comprendere. Volendo fare un paragone, capire per me rappresenta qualcosa di intellettuale in cui la testa si focalizza cercando, come le è proprio, di analizzare il soggetto della sua attenzione. Si potrebbe paragonare ad una nota musicale.

Comprendere è qualcosa che vivo in modo viscerale, è qualcosa che ti si imprime dentro coinvolgendo contemporaneamente l’intelletto, le emozioni, il fisico. La comprensione è un percorso. Si costruisce a piccoli passi, giorno dopo giorno, osservandosi, sentendosi, percependo emozioni e pensieri che si muovono in una direzione precisa fino ad uno scatto finale che porta alla comprensione di qualcosa. E a quel punto un brivido percorre il corpo a conferma di quanto avvenuto. La comprensione, per come la percepisco, la paragono ad un’armonica.

Stamattina mentre guidavo per andare al lavoro, stavo riflettendo su come bisogni e passione, spesso mischiandosi in modo indistinto, facciano percepire la realtà in modo distorto. D’un tratto c’è stato un cambio di livello nella percezione delle cose, cambiando la prospettiva sotto la quale osservare la passione.

Mi sono resa conto che la passione è qualcosa che mi appartiene a prescindere dalla presenza di altri , che è parte di me, che è impressa in ogni singola cellula del mio corpo ed è come un’energia che posso plasmare a mio piacimento, scegliendo l’intensità e la direzione verso cui dirigerla. In ogni mia azione posso metterci passione e sentirne il piacere, il godimento per il semplice fatto di fare quella cosa. Stamattina comprendere e sentire la passione in questi termini è stato darle una multidimensionalità, trasformandola da nota in armonica. E a differenza di quella passione che travolge i sensi ottundendoli, questa passione porta lucidità e presenza amplificando la percezione di quello che mi circonda.

Stamattina sono arrivata al lavoro con un gran sorriso e un senso di leggerezza che stanno continuando tutt’ora. Ogni tanto un bel cambio di prospettiva ci vuole….

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25 thoughts on “Note e armoniche

  1. massimolegnani ha detto:

    condivido la distinzione che fai tra capire e comprendere, il primo richiede intelletto, il secondo passionalità.
    ml

  2. Eroedelsilenzio ha detto:

    Bella riflessione. Capire, comprendere ma la verità sta nella percezione. Il resto è interpretazione, secondo me.

    • Nuzk ha detto:

      Trovo che anche la percezione sia soggettiva, sia nella modalità che nell’interpretazione di quanto percepito.

      • Eroedelsilenzio ha detto:

        Si, è soggettiva. Sono punti di vista. Io, ad esempio, in questo momento mi sento di osservare il mondo nascosto dietro un muro, al riparo dell’eccessiva elucubrazione. Devo starci attento.
        Piacerebbe anche a me avere il dominio del substrato cellulare. Invocherei rilassamento.

      • Nuzk ha detto:

        Credo che ognuno abbia la sua modalità di percezione. Nel mio caso la percezione è “a fior di pelle” ma è solo una delle modalità, nè migliore nè peggiore di altre.

      • Eroedelsilenzio ha detto:

        Forse la differenza è anche temporale. Io, per esempio, quando vedo/sento/percepisco qualcosa non riesco a staccarmi subito da quel pensiero. Grosso difetto questo qui. Forse… a fior di pelle dura meno.

      • Nuzk ha detto:

        Dipende da cosa si tratta. Se è qualcosa che richiede il ragionamento anche a me capita di rimanere a rifletterci su del tempo. E’ quando mi trovo in situazioni nuove che funziona di più la sensazione a fior di pelle. L’impressione che ti lascia vedere la prima volta una persona oppure l’effetto di entrare in un nuovo ambiente. C’è anche l’abitudine di portare attenzione alle cose in un modo piuttosto che in un altro.

      • Eroedelsilenzio ha detto:

        Si, probabilmente. Il mio problema è che continuo a pensarci anche quando non serve più.
        Siamo più guardinghi, attenti e “sensorializzati” quando varchiamo la soglia di qualcosa per la prima volta. Vero.

      • Nuzk ha detto:

        In che senso continui a pensarci quando non serve più?

      • Eroedelsilenzio ha detto:

        Metti caso che ti trovi in una situazione in cui non devi pensare, elaborare, elucubrare ma solo accettare, e tu continui a pensare, elaborare ed elucubrare… sai, io devo sempre cercare di andare alla radice delle cose. “Perché?” è la domanda che mi caratterizza e, come per i bambini, è un loop senza fine.

      • Nuzk ha detto:

        Spesso la risposta arriva dopo che sei arrivato al culmine della tensione con le domande. Quando sei saturo e alla fine ti arrendi è il mometo in cui trovi la risposta che ti fa accettare quella cosa. Ti è mai capitato?

      • Eroedelsilenzio ha detto:

        No. Non mi arrendo. Lì sta la fregatura. Tante volte credo di essere stato io a commettere errori, proprio perché sovranalizzo le situazioni. Nonostante io sia una persona molto semplice. Dammi una frisa col pomodoro e mi porti in Paradiso…

  3. lauraluna ha detto:

    Tante volte, quando abbiamo una passione, non abbiamo anche il coraggio di perseguirla, o nemmeno di provarci: ci lasciamo condizionare da fantasmi, da ostacoli più o meno reali che ci inibiscono il sogno e l’ambizione, castrando parte della nostra felicità.
    Se hai un hobby, o se vuoi realizzare un sogno creativo, se hai un talento nascosto o se desideri dare il via ad una nuova abitudine, è indispensabile che la tua mente trovi almeno un attimo, in tutta la giornata, da dedicarvi.
    Bastano anche solo una decina di minuti su 24 ore, pochi istanti che possono rivelarsi, un grande, preziosissimo e meraviglioso investimento.
    Un’esperienza in grado di farci sentire più carichi di energia, sicuri e creativi, come è successo a te.

    • Nuzk ha detto:

      Ciao Laura, sono d’accordo con te. Credo che ritagliarsi un po’ di tempo tutti i giorni per dare energia ad un sogno o ad un progetto sia fondamentale per portarlo avanti.E funziona. 🙂

  4. pjperissinotto ha detto:

    In genere si crede che capire il mondo che ci circonda e noi stessi con la sola ragione porti ad una maggiore coscienza e autocoscienza. Ma spesso invece, a mio avviso, ci lascia incompleti. Credo che questo percorso di comprensione e percezione di cui tu parli sia molto più ricco di grandissime scoperte interiori ed esteriori, che lasciano un segno davvero profondo.
    E, infatti, sorriso e senso di leggerezza diventano contagiosi.

    • Nuzk ha detto:

      In questo caso c’è il piacere della scoperta di qualcosa che ti è sempre appartenuto ma che solo ora potrà ricominciare a manifestarsi 🙂

  5. andreaalberti ha detto:

    Se facessimo una foto nell’istante in cui abbiamo capito veramente una cosa, quella istantanea sarebbe unica e non occorrerebbe ripeterla.
    Se invece prendessimo una fotografia del momento in cui ci è chiara una comprensione, allora quella foto andrebbe bene per quel momento, inizierebbe una sorta di l’album sapendo che ne possono seguire altre, sempre diverse, ma non mettiamoci in numeri a quelle pagine, e nemmeno l’indice, facciamo scorta di carta! 🙂
    Buon Ferragosto 😉 …

    • Nuzk ha detto:

      Per scrivere una cosa simile devi aver osservato il processo di comprensione in sè, quell’attimo in cui vibri della frequenza del meccanismo della comprensione, a prescindere da cosa stai per comprendere…

      • andreaalberti ha detto:

        Siamo entrambi sotto osservazione :-D, ma sono vietati i giochi di specchi 😉

      • Nuzk ha detto:

        Se sei bravo li vedi e li schivi…sennò non ti rimane che specchiarti 😀

      • andreaalberti ha detto:

        A parte gli scherzi, forse si tratta di capire che esiste una comprensione comune nelle cose, fatta di natura persone fatti episodi coincidenze estraneità apparenze, e che le risme di carta devono essere parecchie, lasciate intatte e disposte a gradini:-)

      • Nuzk ha detto:

        Mi è capitato anni fa di essere assieme ad una persona nell’istante in cui ha avuto una comprensione. Ci siamo guardati e prima che lui dicesse qualsiasi cosa io sapevo che aveva compreso qualcosa. Ho sentito e riconosciuto la sensazione che hai nell’istante della comprensione. E’ come se si trattasse di un processo che ha una sua frequenza. Quando scatta quel processo tu hai una comprensione. E, come hai scritto tu, le comprensioni possono essere di qualsiasi tipo, ma il processo della comprensione in sè è uno.
        E parlare di queste cose è un delirio 😀 Mancano le parole e a quelle che ci sono spesso diamo significati differenti. Se ci si capisce è un miracolo 😀 😀 😀

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