Attimi quotidiani VII

Lungo la strada che conduce a casa, c’è una vigna, estremamente curata. Un gaudente vecchietto, quotidianamente, le dedica tutte le sue attenzioni e ad inizio agosto, per permettere ai grappoli di maturare meglio, ha tolto tutti i tralci che, con la loro ombra, privavano gli acini di quei raggi così preziosi.

Inizialmente la vigna è parsa solo più ordinata, ma man mano che le giornate passavano e l’uva maturava, il giallo dorato dei grappoli ha iniziato a spiccare tra i filari.

Ovvio che non sono riuscita a resistere dal gironzolare un po’ nel vigneto per fotografare l’Albana quasi pronto da cogliere.

Di castelli…

Le architetture che ci si aspetterebbe di incontrare nel bolognese sono varie, ma quella che caratterizza Rocchetta Mattei esula decisamente dalla norma.

Percorrendo la strada statale 64 Porrettana, che da Bologna porta a Porretta Terme, giunti in comune di Grizzana Morandi, in cima ad una piccola altura, d’un tratto, compare un castello dalle fattezze orientaleggianti nella cui architettura si mescolano vari stili, dal moresco al medievale.

Fatto costruire nel 1850 dal Conte Cesare Mattei sulle rovine di una costruzione del 1200, ha subìto varie vicissitudini e nell’agosto di quest’anno, dopo un lungo periodo di restauro, è stato riaperto al pubblico con visite guidate nei fine settimana.

Per ulteriori notizie in merito inserisco il link a wikipedia relativo alla Rocchetta Mattei

A seguire qualche foto degli interni del castello, un luogo dove sarebbe bello girovagare senza doversi preoccupare del tempo, lasciandosi stupire da quello che ci si trova innanzi ogni volta che si oltrepassa una porta. I particolari insoliti e la cura degli allestimenti, accompagnano l’immaginazione a percepire quello che poteva essere per il conte, il suo castello. Fino ad immaginarlo a salire la scaletta che lo portava oltre la cupola della torre più alta, dove aveva fatto costruire una sorta di vedetta da cui dominare la valle.

Oppure quando si ritirava in preghiera, o forse anche solo a pensare o meditare nella cappella del castello, che ad entrarci sembra di subire un gap spaziotemporale e piombare nel bel mezzo di una strana moschea di Cordoba, ridisegnata da Escher.

O ancora nel suo studio, tra i giochi di luce delle vetrate, a riempire libri di fitti appunti, atti conservare i procedimenti per creare i suoi rimedi a base di piante, con i quali curare chi ne avesse avuto bisogno.

O semplicemente a girare nella sua dimora, ammirando statue, dipinti, lampardari, panorami o dettagli, come sarebbe tanto piaciuto fare a me per perdermi in quello strappo spaziotemporale lungo la statale 64 Porrettana….

 

Attimi quotidiani VI

Sono immersa nell’atmosfera arcana di voli di draghi e magie di maghi dei “Racconti di Terramare” del regista Hayao Miyasaki. Mentre mi lascio condurre dal racconto, il cielo fuori s’incupisce e un lontano brontolio attira la mia attenzione. Esco. Il cielo a sud è oscurato da fitte nubi tra le quali, ogni tanto, crepitano fulmini. Sta arrivando un temporale.

Mi siedo sul bordo del prato dal quale si domina la vallata e rimango ad osservare. Dopo un po’ si alza il vento, dapprima lieve e caldo poi, con il passare dei minuti, sempre più intenso e fresco fino ad arrivare a raffiche che scuotono con forza i rami degli alberi facendo volare lontano le foglie ingiallite dalla siccità.

Annuso l’aria, si sente l’odore della pioggia. La osservo mentre gli scrosci avanzano lungo il versante di fronte, attraversano il fondo valle e risalgono quello dove sono seduta.

I nuvoloni cupi si rincorrono e i fulmini, sull’altro versante, li accompagnano; le raffiche di vento sospingono con forza le gocce di pioggia che iniziano a bagnarmi. Dapprima rade poi sempre più fitte.

Lascio che la pioggia mi bagni i capelli e scivoli sulla pelle nuda e che il vento mi avvolga nel suo tumultuoso risalire lungo la collina facendomi sentire parte del temporale.

Chiudo gli occhi e sento la forza con cui la natura si manifesta. Non sono capace di resistere ai venti di tempesta.

A ovest intanto, le nubi lasciano già filtrare qualche raggio di sole. Non dura molto questo temporale.

Mi alzo e m’incammino verso casa. Entro e poi…doccia.

Refrigerio

Il caldo di questo periodo stimola a ripercorrere itinerari sul vicino Appennino, in cui ritrovare un po’ di frescura. A pochi chilometri da casa, acque cristalline e gelide scivolano e rimbalzano tra i massi del greto del torrente, accompagnando il nostro camminare con il loro morbido scrosciare. I passi sono costanti e ci permettono di arrivare in tempi contenuti alla meta.

Lungo il percorso mi trovo a riflettere sul mio bisogno di frequentare questi luoghi da sola, con i miei tempi fatti di alternanza di cammino e soste. Per sentire, per osservare, per fotografare, per pensare.

Oggi mi godo la presenza delle compagne di camminata ma mi riprometto, a breve, di ritornarci da sola, con la macchina fotografica e l’intera giornata a disposizione per immergermi appieno nella bellezza di questo particolare angolo di natura.

 

Attimi quotidiani V

Per quanto tutte le mattine percorra gli stessi sentieri, ogni giorno noto particolari diversi e nel corso del tempo mai nulla si ripete tale e quale.

E quando lo sguardo coglie uno scorcio che mi emoziona, la passione per la fotografia prende il sopravvento.

Mi piacerebbe riuscire a trasmettere le emozioni che provo mentre osservo questi frammenti di Natura in continuo divenire.

Dedicato a te…

Note e armoniche

Ho sempre fatto una distinzione tra capire e comprendere. Volendo fare un paragone, capire per me rappresenta qualcosa di intellettuale in cui la testa si focalizza cercando, come le è proprio, di analizzare il soggetto della sua attenzione. Si potrebbe paragonare ad una nota musicale.

Comprendere è qualcosa che vivo in modo viscerale, è qualcosa che ti si imprime dentro coinvolgendo contemporaneamente l’intelletto, le emozioni, il fisico. La comprensione è un percorso. Si costruisce a piccoli passi, giorno dopo giorno, osservandosi, sentendosi, percependo emozioni e pensieri che si muovono in una direzione precisa fino ad uno scatto finale che porta alla comprensione di qualcosa. E a quel punto un brivido percorre il corpo a conferma di quanto avvenuto. La comprensione, per come la percepisco, la paragono ad un’armonica.

Stamattina mentre guidavo per andare al lavoro, stavo riflettendo su come bisogni e passione, spesso mischiandosi in modo indistinto, facciano percepire la realtà in modo distorto. D’un tratto c’è stato un cambio di livello nella percezione delle cose, cambiando la prospettiva sotto la quale osservare la passione.

Mi sono resa conto che la passione è qualcosa che mi appartiene a prescindere dalla presenza di altri , che è parte di me, che è impressa in ogni singola cellula del mio corpo ed è come un’energia che posso plasmare a mio piacimento, scegliendo l’intensità e la direzione verso cui dirigerla. In ogni mia azione posso metterci passione e sentirne il piacere, il godimento per il semplice fatto di fare quella cosa. Stamattina comprendere e sentire la passione in questi termini è stato darle una multidimensionalità, trasformandola da nota in armonica. E a differenza di quella passione che travolge i sensi ottundendoli, questa passione porta lucidità e presenza amplificando la percezione di quello che mi circonda.

Stamattina sono arrivata al lavoro con un gran sorriso e un senso di leggerezza che stanno continuando tutt’ora. Ogni tanto un bel cambio di prospettiva ci vuole….