Emozioni

Sento la rabbia, sorda, cupa. Sento dove si annida nel corpo, come la somatizzo. La osservo nel suo togliermi la profondità del respiro e chiudermi la gola. La sento implodere (che l’esplosione verso l’esterno non mi è mai appartenuta) e il lento smorzarsi delle sue ondate nel petto con un lieve bruciore.

Sento la delusione, più subdola nel suo scendere in profondità a minare le basi della fiducia, a trasformarsi in senso di inadeguatezza che toglie il grounding, che mi rende meno sicura e stabile nell’affrontare la quotidianità. Sento come anch’essa si somatizza nel corpo, fino a diventarne parte inosservata ma sempre attiva nel suo influire sui meccanismi di azione e reazione.

Percepisco una parte di me che osserva tutto questo, senza identificazione, come se ci fosse al mio interno un etologo che scientificamente prende nota dell’alternarsi delle emozioni, senza giudicarle né definirle.

Osservo come sia fondamentale il corpo in tutto questo, come ogni cosa che percepiamo (emozioni, fisicità, pensieri) passi necessariamente dal corpo, attraverso sensazioni di diversa intensità. Un pensiero lascia un’impronta, una sensazione più lieve ed è forse più difficile da percepire e seguire nel suo percorso, un’emozione è più corposa, più evidente.

Rimango affascinata dalla nostra complessità da quest’anima e corpo che si fondono in un tutt’uno, per affrontare la vita e di cui ancora non conosco le vere potenzialità.

Qualsiasi cosa mi trovo ad affrontare può essere vissuta come un’occasione per imparare qualcosa in più di me.

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Thanatos

thanatos

Qualche anno fa, quando per me era diventato impellente rispondere alla domanda “Che senso ha la mia vita”, mi sono imbattuta in una serie di “coincidenze” e poi in alcune esperienze, che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando a costruire, nel tempo, la mia risposta personale. Già, perché penso che non possano esistere delle risposte preconfezionate a questa domanda, indipendentemente dal fatto che arrivino dalla religione, dal nostro punto di riferimento spirituale o da qualsiasi altra cosa o persona.

All’epoca avevo chiesto alla mia migliore amica che senso avesse, per lei, essere qui e lei mi aveva dato la sua risposta. L’avevo ascoltata ma non l’avevo compresa, non mi trasmetteva nulla quella risposta, salvo, dopo tre anni e dopo aver seguito il mio percorso, giungere alla sua stessa conclusione.

Lungo questo cammino, le sincronicità mi hanno portato, in alcune occasioni, a leggere dei libri che sono stati spunto di interessanti riflessioni e collegamenti tra eventi, emozioni e sensazioni. Questi libri (in particolare quelli scritti da Raimond Moody e Brian Weiss), hanno a che fare con la morte, l’evento più naturale e l’unica certezza della nostra vita e dalla quale, soprattutto l’uomo occidentale, continuamente rifugge.

Io vivo la morte non come la fine di tutto ma semplicemente come una trasformazione in qualcos’altro, un passaggio in cui molte cose le devi lasciare ma altre le porti con te nelle esperienze successive.

Quando ho comprato la casa in cui abito ora, a parte il restauro di mobili, non avevo idea di come si facesse qualsiasi altro tipo di lavoro di manutenzione. Questo luogo mi ha accompagnata, giorno dopo giorno, nella costruzione dei mobili di casa, nella tinteggiatura con tecniche e colori vari delle pareti, nella sostituzione in emergenza di parte dei tubi di scarico del bagno nella fossa imhof, nel taglio in emergenza con la motosega, sotto una nevicata intensa, del mio albero preferito, caduto per il peso della neve sul porticato e in tanti altri piccoli e grandi lavori. Ogni nuova esperienza mi ha resa più sicura e forte e lasciato un insegnamento che mai nulla e nessuno potrà portarmi via. Neppure se lascerò questa casa per andare in un altro luogo.

Ecco, anche per la morte la vedo un po’ allo stesso modo. Nel corso della mia vita ho vissuto emozioni, sensazioni, ragionamenti, gioie, dolori e ognuno ha lasciato qualcosa che nulla, neppure la morte potrà portarmi via e che mi seguirà come crescita interiore, evoluzione di quella parte di me che, dopo essere nata e vissuta, proseguirà il viaggio in un modo e una forma diversi.

In questi giorni sto leggendo un ebook che secondo me è interessante per stimolare i ragionamenti, aprire delle porte, iniziare a non rimuovere quello che è uno dei momenti clou della nostra vita, ma a vederlo da un altro punto di vista che possa finalmente aiutarci ad accoglierlo.

ebook

Felicità

Domenica ho vissuto degli attimi di felicità talmente intensa da commuovermi. Sentivo una felicità incontenibile, quasi volesse smaterializzarmi il corpo per uscire, mentre dei gran lacrimoni mi scendevano senza che potessi fare nulla per fermarli.

In quel frangente mi è arrivata una mail in cui, alla fine, leggevo che ero stata nominata dal blog “Sincronicità” sottotitolo “Le coincidenze non esistono” per dare a chi legge la mia “Ricetta sulla felicità”.

A farlo apposta non ci saremmo riusciti… (e per questo ringrazio Pj)

Premetto che non sento affinità verso questo tipo di condivisioni e ho deciso, da un lato di non parteciparvi perchè non ho ricette da passare ad altri, dall’altro di dedicare alcune riflessioni a quello che è per me la felicità, perchè non potevo ignorare una sincronicità così spudorata.

Il mondo come lo vivo e percepisco è formato da frequenze. Ogni “emozione fondamentale” (felicità, amore, gioia, tristezza, rabbia, giudizio…) ha una sua frequenza ben precisa che, secondo me, è la stessa per ognuno di noi. Se incontriamo una persona felice e la felicità l’abbiamo provata anche noi, la riconosciamo attraverso la risonanza. La vicinanza con quella persona che vibra di felicità, fa vibrare anche noi della stessa frequenza. Poi in base alle esperienze di ognuno, potranno esserci sfumature diverse ma la vibrazione di fondo è la stessa. Un po’ come se fosse un archetipo.

A questa emozione corrispondono anche pensieri che vibrano con una determinata frequenza. Se sono felice, non potrò avere pensieri rabbiosi perchè hanno una frequenza diversa e appartengono ad un “campo emozionale” diverso.

La felicità è una scelta e va costruita quotidianamente. Quando entriamo nei loop di pensieri molesti (immagino che ognuno abbia i suoi loop preferiti magari associati a diverse situazioni – lavoro, rapporto di coppia, ecc…) sta a noi accorgercene ed interromperli coscientemente spostando la nostra attenzione su qualcosa che invece ci porta a stare bene. Un po’ per volta la nostra frequenza globale tenderà a cambiare e ad attrarre situazioni diverse da quelle che incontravamo in precedenza.

A tal proposito per me la natura è la mia ancora, la mia valvola di sfogo e di ricarica che uso per innalzare le frequenze verso la felicità. Quando cammino e mi guardo attorno, mi è sufficiente osservare la perfezione della natura, quell’armonia nascosta che in realtà è palese a chi la vuole cogliere, per sentire la felicità che si fa spazio dentro di me. Aprire la porta e vedere un capriolo che bruca l’erba davanti casa, uscire al mattino presto nel prato e lasciare che il vento accarezzi tutto il mio corpo, chiudere gli occhi e sentire il richiamo delle albanelle che si rincorrono davanti al crinale, sono tutte ancore che mandano in risonanza dentro di me la felicità e che posso utilizzare coscientemente per riallineare una giornata pesante.

Se poi incontriamo qualcuno con cui poter condividere tutte queste cose, la felicità viene elevata all’ennesima potenza e diventa incontenibile….ma questo è un altro file….

Attimi quotidiani III

Lentamente mi sveglio.  Mi lascio abbracciare dal ricordo di parole, emozioni, sensazioni.  Sorrido…

Senza fretta apro gli occhi, mentre l’aria ancora fresca che entra dalle finestre, mi sfiora la pelle. Il sole sta per sorgere da dietro la collina.

Mentre preparo la colazione sento l’abbaio del cane che mi avverte della presenza dei caprioli nel campo. Esco e oggi, il buongiorno, è assistere alla lotta tra due caprioli per il possesso del territorio.

Si studiano, raspano con le zampe il terreno e poi caricano incrociando le corna. Uno dei due è un capriolo vecchio, che già ieri avevo visto arrancare a fatica al seguito della femmina che abita il pratone sopra casa.

Il capriolo giovane, senza sforzo, domina quello più anziano. Mi preoccupo per le cornate che si danno, ma sembra non si facciano male. Le gambe del capriolo più vecchio sono deboli e spesso cedono sotto il peso delle cariche del più giovane. A pochi metri di distanza li guardo stupita mentre loro neppure si accorgono della mia presenza.

Dopo aver attraversato tutto il campo incrociando le corna, senza emettere un suono, così come avevano iniziato, terminano.

Il capriolo più giovane, ormai chiaramente vincitore, riattraversa il campo a testa alta. Il perdente, ansimante per la fatica, si ritira lentamente passando dietro casa.

 Il profumo del caffè esce dalle finestre aperte. Sono le sei ed è l’inizio di un affascinante fine settimana…..