Armonia

Uno degli aspetti che più mi affascinano quando fotografo, sono i giochi di luce. I raggi radenti del sole, all’alba e al tramonto, quando si insinuano tra le foglie, tra i rami o fanno capolino in mezzo a nuvole di fiori, rappresentano per me un’inestinguibile fonte di stupore. In quei momenti, rimango in silenzio, senza pensieri o parole, semplicemente ad osservare.

Poi, quando mi sono “saziata” gli occhi, scatta il bisogno di fermare le immagini. E’ un modo per continuare a provare piacere. Fotografare è come creare un collegamento tra il “fuori” (le immagini che vedo) e il “dentro” (le emozioni e le sensazioni che provo). Diventa un tutt’uno e quando tra queste due realtà si crea armonia, so che è il momento di scattare la foto.

 

Dettagli

La mia macchina fotografica mi segue ovunque, sempre. Nel tempo mi sono accorta che riesco a trovare qualcosa da fotografare nei luoghi più impensati. L’occhio si ferma e inquadra da sé dettagli, particolari, sfumature, riflessi, luci, controluci e immediatamente scatta la necessità di fermare quell’immagine. Così capita, a volte, anche spesso, che io mi fermi all’improvviso, tolga la macchina fotografica dalla borsa e inizi a fotografare. Ma spesso mi diverto anche a guardare la faccia stupita o divertita delle persone che non capiscono cosa ci possa essere, in alcuni frangenti, da ritrarre.

Ieri è successo proprio questo. In più d’uno, passandomi a fianco, hanno guardato prima me e poi quel muro semidiroccato sul quale stava appeso quell’ormai misero terrazzo, sbarrato e in disuso da anni, dove, a farla da padrone sono solo le vernici scrostate e la ruggine.

Eppure i miei occhi sono stati attratti dal dettaglio della fattura della ringhiera, con quei disegni insoliti che la distinguevano da tutte le altre della via. Come si fa a non fermarsi a fotografarla?

Il rosa…

Ogni luogo ha le sue caratteristiche ed in virtù di queste, in alcuni periodi dell’anno, può risultare più affascinante di altri. I momenti di maggior splendore delle zone in cui vengono coltivati gli alberi da frutto sono indubbiamente la primavera e l’autunno. Camminare in mezzo ai frutteti in questi giorni in cui, finalmente, ha fatto capolino il sole, significa farsi avvolgere dai colori dei fiori che, fitti fitti, si sono schiusi lungo i rami. Ad ogni alito di vento, una lieve cascata di petali scivola a terra, rivestendo del loro colore anche il suolo. L’intenso profumo di nettare penetra nelle narici e ti sembra quasi di sentirne il sapore mentre le api, a migliaia, con un sommesso allegro brusio, ronzano di fiore in fiore.

 

Giovanni Boldini

Finalmente mi sono decisa a ritagliare un po’ di tempo per visitare una mostra alla quale tenevo molto. Ai Musei San Domenico di Forlì, fino a giugno, sono esposti i dipinti di Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931).

Già arrivando all’ingresso dei Musei si inizia ad intuire la bellezza di quanto possa aspettarci all’interno. Quattro rappresentazioni dei dipinti di Boldini troneggiano ai lati delle porte d’accesso alla mostra.

Nelle sale sobrie e sapientemente illuminate si susseguono disegni, acquarelli, incisioni e dipinti che ho ammirato, uno ad uno, con stupore. E’ un susseguirsi di autoritratti, scorci di paesaggi, immagini di Parigi con i luoghi e i personaggi della vita notturna, ritratti di dame della Belle Epoque…

Mentre i volti dei soggetti ritratti, sono spesso talmente perfetti da sembrare quasi veri, gli abiti sono resi con pennellate rapide, dei guizzi di colore, che imprimono alle figure luce e movimento.

I quadri in mostra sono davero molti, raggruppati nei diversi periodi che hanno caratterizzato la vita e le opere dell’autore. A chi piace Giovanni Boldini, consiglio vivamente questa mostra, per il piacere di lasciarsi stupire dalla bravura di questo incredibile artista.