Bianco

Ieri le colline sono state imbiancate da una spolverata di neve.  Dopo una forte pioggia, grossi fiocchi hanno iniziato a scendere fitti, velando di bianco ogni cosa.

Stamattina sembrava che tutto fosse finito, la neve si era ormai in parte sciolta. Poi d’un tratto è ricominciato a nevicare intensamente, con fiocconi densi e soffici. La tentazione di fotografare, anche se la luce non era delle migliori, ha vinto sulla voglia di acciambellarmi sul divano davanti alla stufa, in compagnia di un bel libro. E così calzate le pedule e recuperato un ombrello per proteggere la macchina fotografica, ho girovagato nei dintorni perdendomi ad osservare i ricami della neve.

7b

Piazza Unità

Il tempo passato a Trieste è stato brevissimo. Alcuni giorni intensi, in cui ho cercato di mediare tra i bisogni di mamma e zie di stare insieme e i ritagli di tempo in cui dedicare alcuni spazi a me.

Quello a cui non riesco a rinunciare ogni volta che ritorno a Trieste è una visita serale a Piazza Unità. E’ la piazza principale della città. Su tre dei suoi lati si affacciano palazzi in pietra chiara, illuminati in modo suggestivo. Il quarto lato dà sul mare, permettendo, nei giorni di cielo limpido e terso, di ammirare le montagne delle Alpi Carniche.

Nel periodo natalizio le luminarie delle festività rendono, a volte, quest’ampia piazza ancora più suggestiva. Dopo una certa ora il flusso di persone cala e allora fermarsi al centro e darsi il tempo di osservare tutto il bello che ci attornia è come farsi un regalo.

Nell’angolo vicino al palazzo del Municipio viene allestito l’albero di Natale con le luci e il presepe. A fargli da sfondo Palazzo Stratti, dal quale la statua che simboleggia la città di Trieste e la civetta che rappresenta la ragione e le tenebre, dominano incontrastate.

Davanti al municipio c’è la fontana dei quattro Continenti. Quattro e non cinque in quanto costruita a metà del 1700 quando l’Oceania non era ancora stata scoperta e considerata un continente dagli europei. Quattro statue, a rappresentare Asia, Africa, America ed Europa e più in alto, una figura alata a simbolo della città.

Dal lato opposto al Palazzo Stratti c’è il Palazzo del Lloyd, in stile rinascimentale, costruito nella seconda metà del 1800. All’epoca era il Palazzo del Lloyd Austriaco di Navigazione. Ai due lati della facciata ci sono due nicchie nelle quali troviamo raffigurate le statue di Teti, custode dell’acqua dolce e Venere dell’acqua salata. Ormai sono soltanto statue ma in passato erano due fontane da cui sgorgavano rispettivamente acqua dolce e acqua salata che veniva recuperata con un sistema di pompaggio dal mare.

Prima di rientrare a casa ho rimirato ancora un po’ la piazza dalla cima del molo Audace e i ricordi sono andati al Natale di qualche anno fa in cui l’illuminazione e l’allestimento erano diversi e nell’aria si diffondevano le musiche dei valzer di Strauss. Ed è con le immagini di quell’atmosfera magica che voglio concludere questo post.

Onde

Anche se il tempo grigio e nebbioso non fa venire voglia di andare al mare, il mare per me è un richiamo al quale non posso e non voglio resistere. Scappo da casa e mi dirigo verso Miramare. All’inizio del viale c’è una terrazza orlata da scogli sui quali ci si può sedere. Il suono dello sciabordio delle onde ha un effetto quasi ipnotico. Mi piace il mare, la sensazione del movimento delle onde a pochi centimetri da me, l’odore a volte salmastro accentuato dallo Scirocco o fresco quando c’è Bora. Il mio sguardo viene attratto dai disegni creati dalle interferenze tra i fronti d’onda generati dall’acqua che sbatte e “rimbalza” contro gli scogli.

E mi ritrovo a pensare ad Heisemberg, al principio di indeterminazione, allo spaziotempo, al senso del tempo…

 

San Nicolò

Mi hanno chiesto di andare a fotografare un’icona conservata nella chiesa Greco ortodossa di San Nicolò a Trieste. La chiesa, in stile neoclassico, è stata costruita nella seconda metà del 1700. E’ situata sulle rive, affacciata sul golfo e la sobrietà della facciata potrebbe farla passare quasi inosservata, se non fosse per i due campanili gemelli.

Varco la cancellata e attraverso il breve tratto che mi separa dalla porta. Mi accoglie la targa con scritte bilingue scolpite nel marmo bianco e sulla porta, la scritta “tirare” in italiano e greco. Questa chiesa mi piace già…

Entro, la luce è soffusa. D’un tratto è come fare un salto in un’altra epoca. Il traffico concitato delle rive svanisce e vengo avvolta dal profumo dell’incenso e dalle voci di canti di monaci greco ortodossi che risuonano sommessi.

L’interno della chiesa è a navata unica, ricca, ricchissima di dipinti e icone. Alla mia destra ci sono alcune candele accese. Sono quelle che a me piacciono tanto, lunghe, sottili fatte ancora di cera d’api. Ne accendo una e rimango lì a guardarmi attorno. Non c’è nessuno. Chiudo gli occhi, odoro l’incenso e lascio che i canti risuonino.

Dopo alcuni minuti riapro gli occhi e vedo un movimento dietro gli scranni. C’è un ragazzo che “bada” la chiesa durante il periodo di apertura al pubblico. A Trieste viene chiamato “nonzolo” (dal latino nuntius), di fatto è il sacrestano.

Gli chiedo se posso fare delle foto e poi inizio a cercare l’icona. A me piacciono le chiese spoglie e questa è esattamente l’opposto, ma ci sono dipinti e icone che, presi singolarmente, sono veramente belli.

E’ stato un piacere passare del tempo in questo luogo ad ascoltare, sentire e vedere.

Inverno

Questa notte, a cavallo tra domenica e lunedì, sarà il Solstizio d’Inverno, il momento in cui la giornata è, in quanto a ore di luce, la più corta dell’anno. Da domani, pian piano, minuto dopo minuto, le giornate inizieranno ad allungarsi.

Sento questi momenti di passaggio da una stagione all’altra come qualcosa di importante. Un sentire e seguire il ritmo della Terra e della Natura che mi circonda e che riconosco anche nei miei ritmi quotidiani. D’ora in poi, un po’ alla volta, inizieranno a manifestarsi i segnali dell’inverno che, complice questo clima balzano forse arriverà. Contemporaneamente, timidamente, anche la primavera accennerà ogni tanto a qualche anticipo del suo futuro arrivo. Piccoli tocchi che ogni anno attendo e che mi piace leggere, sentire, annusare mentre guardo il paesaggio o cammino nei prati e nei boschi.

Amo l’avvicendarsi delle stagioni, ognuna con le sue caratteristiche, sfumature e diversità da un anno all’altro. Questo mutamento continuo che cerca di ricordarci che tutto cambia, sempre.

Fili

Complice il sole, guardando dalla porta finestra, uno strano luccichio dell’aria ha attirato la mia attenzione e mi ha fatto sorridere. I raggi del sole pomeridiano stavano illuminando centinaia di fili di tela di ragno che si allungavano verso la collina, sfruttando la lieve brezza che saliva dal fondo valle.

Sono rimasta ad osservare tutto questo luccichio. La Natura mi affascina con le sue infinite manifestazioni. I ragni, sfruttando il vento lieve, producono i fili di tela e poi si lasciano trasportare in altri luoghi.

Il loro è istinto, ma anche noi dovremmo averlo, istinto e fiducia nel seguirlo. Invece spesso, la nostra parte razionale prevale e anche se ogni nostra fibra dice che è ora di cambiare, non ce la facciamo a lasciare la presa da quel ramo per farci trasportare in un altro luogo.

 

Est e Ovest

Dopo giorni e giorni di nebbie, pioggia, umidità, stanotte si è vista la luce della luna e un po’ di stelle.

La mattina inizia con l’accensione della stufa e il fuoco che riscalda e illumina la stanza.

Il micio che si accoccola sul bracciolo del divano a dormire.

Esco per sentire l’aria e quando ormai iniziano i primi bagliori dell’alba, a Ovest la luna tramonta dietro la collina.

A Est invece il sole inizia a sorgere e a dipingere pennellate di colori sulle poche nuvole rimaste.

Auguro a tutti una serena giornata.