Domande

In questo luogo un po’ sperso dove ho scelto di abitare, oltre a pochi intimi muniti di coordinate, sono riusciti ad arrivarci un po’ per caso, i Testimoni di Geova e due venditori di Folletto.

Ieri pomeriggio mentre ero intenta ad impastare il pandolce per il mattino, mi sono ritrovata davanti alla porta di casa, la ragazza che, insieme alla sua amica, mi aveva portato il nuovo libretto di Geova. I modi gentili e l’entusiasmo di chi cerca il modo di trasmetterti qualcosa in cui crede e che ritiene veramente importante,  mi porta a dedicarle volentieri un po’ di tempo quando passa da qui.

La ascolto, la osservo e mentre lei cerca di esprimere quello che sente e che la coinvolge, mi trovo a riflettere sulla sensazione che si sta facendo spazio dentro di me.

Credo che ognuno di noi, prima o poi si trovi a ragionare sui motivi della vita e della morte, sul senso delle cose, sulla continuità o sull’esistenza di qualcosa dopo.

Qualche anno fa, per me era diventata una cosa fondamentale trovare delle risposte e delle motivazioni che potessero avere un senso. Non poteva essere un atto di fede per qualcosa che mi veniva detto da altri e che io non sentivo come parte di me, che non sentivo come qualcosa che mi risuonasse dentro. E anche in quel caso, un po’ come per i miei mobili, ho iniziato a pensarci e a pormi la domanda.

Credo che qualsiasi cosa ci accada, a scavare in profondità, si riesca a trovare l’istante in cui ha avuto inizio. Per me di solito è un pensiero, quasi un’ombra inosservata ma che lascia una piccola impronta, un’impressione. E poi un po’ per volta quest’impronta diventa più chiara e profonda, man mano che il pensiero si definisce uscendo da quell’ombra. E può essere una cosa automatica che alimentiamo quotidianamente senza quasi rendercene conto, oppure una cosa creata coscientemente per cercare di andare in una direzione precisa.

Qualche anno fa avevo bisogno di quella risposta e così ho iniziato a pormi la domanda. Sarà forse un caso, ma quando inizio a pormi una domanda, arrivano libri, incontri, emozioni, imprevisti che un po’ alla volta, con il giusto tempo, costruiscono la risposta. E’ come giocare con i Lego, mattoncino  dopo mattoncino si forma la casa.

E mentre osservavo la ragazza che mi raccontava degli articoli del libretto, pensavo al percorso che quella domanda mi aveva portato a seguire e alle risposte che mi aveva permesso di incontrare e costruire.

 

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14 thoughts on “Domande

  1. sguardiepercorsi ha detto:

    Domande e risposte preziose…

  2. lauraluna ha detto:

    Il nostro equilibrio è direttamente proporzionale alla capacità di dare e ricevere come persone, indipendentemente dalle cose materiali e dall’immagine che agli altri voglio dare di noi.
    Prima o poi passa il vento e si va.
    Si va nel verso giusto che poi forse, è proprio quello sbagliato, chissà !

  3. ogginientedinuovo ha detto:

    Le domande sono fondamentali. Poi si arriva alle risposte. Ma trovare dentro di noi le domande giuste è l’inizio del percorso che ci arricchisce e ci porta… a casa. E le domande crescono quando impariamo ad ascoltarci. Almeno per me è così.
    Un abbraccio 🙂

  4. johakim81 ha detto:

    leggo le tue pagine arrivando dal blog di un amico comune. Credo che, col tuo permesso, mi fermerò a leggere più a lungo. Per ora accogli i miei complimenti per le foto e per i pensieri che evocano sia in te che in me.
    Buona giornata

  5. johakim81 ha detto:

    si grazie … è l’ora giusta

  6. unknownpleasures81 ha detto:

    Mi ha colpito l’inizio: luogo un po’ sperso. Mmm. Io sto per cambiare casa: questa è troppo grande per me. E credo andrò in una villetta sul mare. Solo che d’inverno è desolazione totale. Forse è meglio, vah. Così ottengo il binomio perfetto: solo dentro e solo fuori. Yeah.

    In merito al resto: porsi domande credo sia spontaneo. Cercare necessariamente una risposta, mediante affannosa ricerca, potrebbe portare alla fine di Ulisse. Che ha girato il mondo. Ma non è più tornato indietro…
    Io credo che noi ci poniamo domande perché sappiamo di essere destinati a chiudere questi occhi, a non sentire più i nostri sensi. Per questo è fondamentale nutrire il lato spirituale: prima di tutto per acquietare quello fisico. In seconda istanza perché la morte è una bastarda necessaria al perpetuarsi del mondo. E sapendolo… non puoi non chiederti il perché…

    BELLISSIME foto.
    Salùt.

    P.S.: che cos’è il pandolce?

    • Nuzk ha detto:

      Ben arrivato 🙂
      Non riuscirei a vivere in un luogo non sperso…almeno un pò. Ho vissuto per 2 anni in un mini appartamento e quando tornavo a casa dal lavoro, fuggivo a camminare su per la collina per riuscire a respirare a fondo. E non era la casa piccola il problema, ma il fatto che fosse inserita in mezzo ad altre, senza un balcone o un piccolo giardino. Ho sempre abitato in mezzo alla natura e non riesco a starci senza. Mi manca il mare qui, svegliarti al mattino e annusare l’aria per capire, anche se ancora buio, se fuori c’è bora o scirocco. A volte la Bora arriva anche qui e allora quando esco la sento. Ha un odore suo inconfondibile la Bora. Ma anche questo è un bel posto, in mezzo alla natura.
      In merito alla domanda, in quel frangente avevo bisogno di una risposta. Non necessariamente subito, ma per me era necessario trovare una risposta che desse un senso alle cose. In realtà una mia amica me l’aveva già data quella risposta, ma era la sua risposta e io dovevo trovare la mia. Anche rispetto alla morte.Quel cercare mi ha portato tante informazioni a tanti livelli e mi ha fatto vedere/capire che quello è il mio modo per procedere in una definita direzione. Un piccolo costruire quotidiano fatto di una domanda e risposte, spesso inaspettate, che aprono panorami imprevisti e imprevedibili.
      Il pandolce è una specie di pane che preparo per la colazione usando o lievito madre o lievito per dolci ed è molto più leggero dei soliti biscotti. Un “pane” da abbinare alle marmellate che faccio quando ho tempo o da mangiare anche da solo. Come dire…una coccola di buon risveglio 🙂
      Buon risveglio e buon caffè 🙂

      • unknownpleasures81 ha detto:

        Beh. Io sono nato in un paese a vocazione agricolturale prima ed industriale poi.
        Poi, per vicissitudini diverse, mi sono trasferito. Più volte. Poi ho girato il mondo. E ora sono tornato a casa mia: il mare.
        E non c’è niente che possa regalare quello che il vento può dare.
        Attualmente vivo una situazione che mi sta consumando lentamente l’anima, ma il mare lo sa e perdona tutto. Senza chiedere nulla, se non il rispetto che gli è dovuto.
        Grazie per il caffè!

  7. accantoalcamino ha detto:

    Ciao, buongiorno, mi darai la ricetta del tuo pane dolce per la colazione? Per il resto io ho smesso di farmi domande, se devo essere sincera, sono stanca di vivere, è Perla il mio salvavita ed io sono stata e sono il suo ma quando non ci sarà più, credo che raggiungerò Robin per coglierò l’attimo insieme con lui… Un abbraccio ❤

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