Lòm a Merz

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Sto risalendo la valle lungo la statale. E’ quasi l’imbrunire e si iniziano a vedere le prime colonne di fumo. Alcune sono scure, dense,”corpose” perchè le potature, che stanno iniziando a bruciare, sono molte e bagnate a causa delle piogge dei giorni precedenti. Altre sono di colore più chiaro e più esili.

Man mano che mi inoltro nella valle continuo a vedere i fuochi accendersi sia lungo i versanti delle colline che nel fondo valle.  Alcuni sono veramente grandi, ricchi di rami e ramaglie frutto delle potature invernali di tutti gli alberi da frutto e delle viti che caratterizzano le coltivazioni di queste vallate. Oggi è il giorno in cui, all’imbrunire, tutte queste potature vengono bruciate. E così, come per incanto, man mano che il buio si fa strada, la valle si illumina di falò.

Salgo la collina, cerco un punto in alto che mi dia la possibilità di spaziare con lo sguardo in ogni direzione e una volta trovato mi siedo su un sasso e osservo. Il vento scivola tra i rami degli alberi che ho alle spalle, facendo frusciare le foglie secche delle roverelle. Ma sta soffiando anche nel resto della valle dove inclina le colonne di fumo tutte nella stessa direzione, verso la pianura.

Ormai si è fatto buio, tra le luci delle case e delle strade risalta il colore caldo del tremolio dei fuochi più grandi, che bruceranno ancora a lungo. Lentamente, scendo dalla collina e mi dirigo verso uno di questi. Mi piace osservarli da vicino, nel loro danzare, dove sembra che ogni fiamma faccia a gara con le altre per arrivare più in alto. Rimango a guardarlo affascinata. Poi, senza fretta, ritorno verso casa. Anche quest’anno ho assaporato la tradizione dei “Lòm a Merz”.

Mi piacciono questi fuochi, qui in Romagna sono una tradizione. Nei giorni dal 26 febbraio al 3 marzo, un tempo si accendevano con lo scopo di incoraggiare l’arrivo della primavera scongiurando i danni da maltempo e invocando una stagione agricola favorevole. Antiche credenze che, di recente, sono state riportate in uso.

Api

Una piccola ape che si nutre con una goccia di miele

Una piccola ape che si nutre con una goccia di miele

Nel 2012, mi sono ritrovata a leggere un articolo in cui si diceva che gli agricoltori della provincia cinese del Sichuan sono stati costretti a impollinare “manualmente” i fiori degli alberi di mele, a causa della grave moria di api registrata nella regione.

In questi giorni stanno iniziando a fiorire i primi alberi da frutto e già da qualche settimana si vedono in giro le api. Non è certo il mese adatto a questo volar d’insetti e domenica, portando gli avanzi di cucina nel compost, mi sono accorta che molte api, invece di essere sui fiori a suggere nettare erano accalcate su degli avanzi di torta che avevo buttato. Mi hanno fatto una gran pena. D’estate quando fa molto caldo uso mettere a disposizione una ciotola con acqua in modo che le api abbiano da bere e la ciotola è sempre molto frequentata. Non potevo certo lasciarle in febbraio senza un aiuto. Così ho preso un piccolo barattolo di marmellata fatta l’anno scorso e l’ho versato sopra il compost. Dopo mezz’ora sono tornata a controllare e c’erano decine di api che si rimpinzavano sulla marmellata. Da oggi una ciotola di acqua e zucchero non mancherà per aiutare le api a passare questa ultima parte d’inverno finchè le fioriture non saranno sufficienti al loro sostentamento.

Fioriture

Negli ultimi mesi cerco di non stupirmi più delle stranezze fuori stagione. Olmi, noccioli, narcisi in fiore a fine gennaio; mandorli, peschi, mirabolani, albicocchi che iniziano a fiorire a metà febbraio insieme a vinche, viole e anemoni.

Oggi però non ce l’ho fatta a non stupirmi di questi iris splendidamente in fiore, che si godevano gli sprazzi di sole del mattino. Quando li ho visti non ho potuto evitare di scendere dalla macchina e dopo averli ammirati, fotografarli.  

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Gelicidio

Il gelicidio è una precipitazione ghiacciata provocata dal fenomeno della sopraffusione. Si verifica quando c’è presenza di strati di aria calda in quota, mentre al suolo l’aria è più fredda con temperature di alcuni gradi inferiori allo zero. Questa differenza di temperatura dell’aria, provoca lo scioglimento dei fiocchi di neve negli strati più alti trasformandoli in pioggia, che quando sta per arrivare al suolo a causa della temperatura inferiore allo zero, congela direttamente rivestendo ogni cosa di uno strato più o meno spesso di ghiaccio trasparente, omogeneo, liscio e particolarmente duro. Il peso del ghiaccio su rami, alberi, cavi, tralicci può portare a rotture soprattutto se associato al vento.

Nei primi giorni di febbraio, in Slovenia, si è verificato un episodio di gelicidio che ha interessato 500.000 ettari di foresta (pari a circa la metà del partimono forestale sloveno), distruggendo o danneggiando pesantemente quasi il 40% del patrimonio boschivo e non solo. Boschi, animali, coltivazioni, ferrovie, cavi elettrici, edifici, strade hanno risentito di questo fenomeno improvviso. Decine di migliaia di persone per giorni sono rimaste senza luce e linee telefoniche e i danni devono essere ancora valutati complessivamente.

Sono luoghi a me cari, che in parte conosco e che mai avrei voluto vedere ripresi come nei filmati che seguono.

Costruire

Sono seduta a letto ad osservare un manipolo di mici inferociti che si stanno dando battaglia. Ormai gli ultimi tre nati hanno abbondantemente superato i sei mesi di vita e io sono in trepida attesa che inizino a calmarsi un pò.

Lo sguardo passa dal vorticare dei gatti alla cabina armadio che delimita da un lato la camera da letto. Quando qualche anno fa, sono venuta ad abitare in questa casa, per diversi mesi, ho dormito con il materasso poggiato sul pavimento e le mensole d’alluminio (quelle che tipicamente si usano nelle cantine per stivare gli oggetti) come armadio. Non mi interessava comprare subito i mobili per arredare la casa. In parte per questioni economiche e in parte perchè avevo deciso che, per quanto possibile, i mobili volevo provare a farli da me, anche se era una cosa che non avevo mai fatto prima.

Credo che solo vivere quotidianamente la casa, ti permetta di capire cosa possa essere utile, il modo migliore per strutturarlo, quale forma si adatti meglio in funzione delle tue esigenze. Così, senza fretta, un po’ per volta sono “nati” la cabina armadio, alcune librerie, letto, soppalco, cucina in muratura, legnaia….

Ogni volta che sentivo la necessità di un nuovo mobile in casa cominciavo a pensare e ripensare finchè non mi veniva in mente quello che volevo esattamente e poi iniziava la sfida per riuscire a costruirlo tenendo conto della mia totale inesperienza nell’uso di materiali e attrezzature (poche peraltro) che avevo a disposizione. Seguivano il progetto in scala, la ricerca in rete su come si fanno le cose, il tempestare di domande un mio pazientissimo collega (Santo subito!) per farmi raccontare i trucchetti del mestiere o quello che non dovevo fare durante la costruzione, la scelta e l’acquisto dei materiali e la realizzazione.

I miei arredi sono indubbiamente imperfetti e alcuni, al momento, ancora incompiuti. Ma nessun mobile acquistato, seppur più bello e meglio rifinito, potrà mai darmi la soddisfazione pari a quella di qualcosa realizzato da me. Di fatto non è soltanto l’oggetto in sè a dare soddisfazione. La soddisfazione più grande è che nel processo di costruzione delle cose, impari. E a prescindere che tu rimanga in quella casa o te ne vada da un’altra parte, quello che hai imparato verrà sempre con te e ti permetterà di realizzare cose sempre migliori delle precedenti, affinando la tua manualità e permettendoti di pensare a progetti sempre diversi, adattandoli a quello che effettivamente ti serve in quel momento.

...e con lgi avanzi dei materiali finisco sempre per fare qualcosa anche per i mici...

…e con gli avanzi dei materiali usati per costruire i mobili  finisco sempre per fare qualcosa anche per i mici…

Piccole emozioni quotidiane

Come tutte le mattine sono a fare la passeggiata. Pioviggina, l’aria è umida e una leggera nebbiolina pervade quel po’ di paesaggio che si riesce ad intravvedere. Le giornate sono ancora brevi e alle 6,30 del mattino l’unica luce è quella riflessa del paese vicino. I campi si intuiscono più che vedersi. Uno dei cani, imperterrito, continua a rincorrere e a riportare il frisbee nero che gli lancio da quando scende dalla macchina a quando, terminata la passeggiata, ci risale. L’altro invece trotterella in giro annusando l’aria alla ricerca della solita lepre che pascola tutte le mattine nel campo seminato a grano.

Dopo lo sterrato, lungo il quale i cani hanno minuziosamente attraversato una ad una tutte le pozzanghere, inzaccherandosi completamente, ci spostiamo sulla ciclabile per proseguire ancora un po’ la passeggiata. L’aria è ancora silenziosa, il traffico mattutino non è ancora iniziato e per quanto io sia relativamente vicina alla strada che attraversa la vallata, la quiete è predominante.

Cammino in questa silenziosa penombra quando un suono mi sorprende. Inizialmente timido, quasi si confonde con l’aria. Poi sempre più evidente, deciso, intenso: l’ululato di un lupo.

Mi fermo, chiudo gli occhi e ascolto, lascio che quel suono struggente mi avvolga e risvegli in me ricordi ed emozioni. Il lupo continua per alcuni minuti a lanciare il suo richiamo. Poi, lentamente, ritorna il silenzio.

Arrivata davanti a casa mi fermo e attendo. Spero di sentire ancora un ululato, ancora un segnale di un animale così schivo e misterioso. Ormai il ritmo quotidiano ha preso il sopravvento, alla quiete di poco prima si sono sostituiti i rumori delle macchine di chi si sta recando al lavoro. Il lupo ormai sarà chissà dove, ma nell’aria e nei campi che risalgono la collina rimane un po’ di quel mistero che quei pochi attimi hanno creato come per incanto.