La prima brina

La luce bassa del sole ancora dietro la collina

La luce tenue del sole poco dopo l’alba

Ho la  fortuna di vivere in campagna, in mezzo alla natura che quotidianamente offre piccoli e continui spettacoli a chi li vuole cogliere.
Cammino da sola al mattino presto, in quel silenzio e in quella luce inizialmente fioca, che accolgono il sorgere del sole, lasciandomi avvolgere da quello che mi circonda. I cani seguono le tracce degli animali selvatici che durante la notte hanno solcato i sentierini e io sento, guardo, annuso, colgo anche con altri sensi quasi a fior di pelle, le impressioni che mi arrivano da tutt’intorno. E’ come se la natura mi cullasse curando un po’ per volta l’ennesima ferita al cuore, forse la più profonda vissuta finora e che il cuore non vuole saperne di accettare.
L’aria pizzica la pelle del viso. Tutto il paesaggio è ricoperto da un velo di brina, delicati disegni che mettono in evidenza dettagli che in altri momenti sfuggono al mio sguardo.
Imbocco il sentiero e mi colpisce l’effetto della cannarella un po’ incurvata che cresce a ciuffi qui molto radi. Più avanti si infittisce a sottolineare la sua natura decisamente invadente se non infestante.
I miei occhi colgono dettagli, particolari, sfumature, ma non è solo un mero osservare. E’ come se ogni parte di me assorbisse la natura circostante e quello che osservo non è perchè casualmente il mio sguardo lo incontra, ma è come seguire un richiamo che dall’esterno mi entra in profondità attirando la mia attenzione. Così si svelano armonie di colori, di forme, di suoni, di profumi che rendono ogni cosa una continua scoperta di una bellezza che solo la Natura sa rendere così perfetta.

La brina esalta i bordi e le nervature delle foglie

La brina esalta i bordi e le nervature delle foglie

Il sole, benchè sorto, è ancora nascosto dalla collina ma la temperatura si sta comunque alzando. Lo si nota dalla brina che, lentamente ma inesorabilmente, sparisce dal bordo della foglie restituendo loro l’aspetto consueto. Lentamente sta svanendo l’incanto.
Mentre cammino vengo raggiunta dal profumo della legna che Bruno, nella sua minuta casina, sta bruciando nella stufa appena accesa. Mi giro verso la collina e dal fitto degli arbusti vedo alzarsi una piccola colonna di fumo denso che esce dall’altrettanto piccolo camino. Tutte le mattine Bruno accende la stufa, ma stamattina il legno che usa è diverso, ha un buonissimo profumo, aromatico, che ricorda un po’ la mirra.

L'olmo con la sua chioma ancora in parte verdeggiante

L’olmo con la sua chioma ancora in parte verdeggiante

Verso la fine della passeggiata, mi accorgo di un olmo, uno dei pochi sopravvissuti alla grafiosi, che sembra abbia deciso oggi di spogliarsi di tutte le sue foglie. Anche se siamo ormai a dicembre la sua chioma è ben lungi dall’essere gialla, men che meno spoglia. Anzi, buona parte è verde, punteggiata qui e là da qualche accenno di foglie ingiallite. Mi fermo a lato dell’olmo e lo osservo. Per tutto il tempo le foglie continuano a cadere senza interruzione. Le guardo affascinata, ascolto il loro tocco leggero quando raggiungono l’erba ai piedi dell’albero e lascio che quelle immagini e quei suoni delicati continuino a cullarmi e ad avvolgermi. Il profumo del legno bruciato che si mescola al profumo dei pioppi alle mie spalle, i disegni che le foglie tracciano nell’aria lungo il loro lento e continuo scendere, il suono del loro appoggiarsi al suolo, l’ultima brina che sta svanendo, il pizzichio dell’aria sulla pelle che ormai si sta attenuando, tutto si mescola a quel  dolore profondo e sordo, a quella nostalgia viscerale e al cuore che non ne vuole sapere di accettarli, a concludere una passeggiata di prima mattina in mezzo alla natura.
Alzo lo sguardo. Tra le nuvole, il sole ha fatto capolino da dietro la collina.

controluce

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