Ciclicità

Mi capita di osservare come ogni cosa che ci riguarda abbia un “tempo di vita”. Gli amori, le amicizie, il lavoro, gli oggetti di cui ci circondiamo. Ogni persona, emozione, situazione, oggetto, sono soggetti ad una ciclicità contraddistinta da un inizio, uno “svolgimento” e una conclusione. Alcune possono durare tutta la nostra vita, altre ci accompagnano per un tratto. La difficoltà, in genere è accorgersi quando è arrivata la naturale conclusione e scegliere di lasciar andare.

Per questo blog, sento che è arrivato il tempo di lasciar andare. Mi ha accompagnato per alcuni anni, mi ha permesso di conoscere delle belle persone, di stringere amicizie sincere, di condividere emozioni, parole, pensieri.

Ringrazio di cuore tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere e di scrivere in questo angolino di rete, arricchendomi con i vostri pensieri.

A tutti auguro un buon proseguimento di Vita. ❤

Attimi quotidiani XX: avena selvatica

A volte basta rimanere una mezz’ora in più a poltrire a letto, uscire a fare la passeggiata un po’ più tardi e il sole illumina quello che ti circonda in modo diverso, con una diversa incidenza e intensità di luce dei suoi raggi. E così osservi dettagli che avevi già incontrato, ma non avevi visto. Prospettive che ti fanno, ancora una volta, riscoprire la delicatezza che ci può essere in quello che comunemente viene definito “erba” e che raramente ci si sofferma ad osservare.

Punti di vista

Camminare nello stesso luogo durante la passeggiata mattutina, così come ripetere le stesse cose nella quotidianità, crea delle abitudini. Le abitudini innescano degli automatismi che ci portano a dare molte cose per scontate e quindi tendiamo a non osservarle più per come sono, ma diamo appunto per scontato, che siano come l’immagine che ci siamo fatti di loro. A grandi linee questo può essere esteso a molto del nostro quotidiano. E’ una normale funzionalità del nostro cervello che ci permette di progredire senza dover sempre rivedere ogni cosa.

Stamattina durante la passeggiata mi sono soffermata ad osservare le fioriture di un acero (Acer negundo). E’ un albero originario della parte orientale del Nord America, introdotto in Europa alla fine del 1600 nei parchi e ormai inselvatichito. E’ una pianta dioica: i fiori maschili e femminili si trovano su due piante distinte.

I fiori maschili, con gli stami portati da lunghi filamenti, quando sono illuminati dal sole, creano dei bei giochi di luce. E anche stamattina mi sono soffermata a fotografarli dalla prospettiva di sempre.

Mentre fotografavo ho sentito la necessità di cambiare punto di vista, di non dare per scontato il consueto gioco di luci e anche il risultato è cambiato.

Attimi quotidiani XIX – nebbia

Ci sono momenti in cui immergermi nella nebbia mi piace. Quando poco sopra la coltre di nubi c’è un cielo quasi sereno e la luce intensa del sole, ritrovarmi avvolta dalla nebbia mi permette di osservare, in modo diverso, quello che vedo tutti i giorni.

La nebbia cela ed allo stesso tempo evidenzia. Cela gli sfondi, gli orizzonti ma, insinuandosi tra gli alberi, ne evidenzia la struttura, le forme, creando una successione di piani sui quali i rami si dispiegano.

Piante che il giorno prima si confondevano con il resto della vegetazione risaltano, come delicati disegni a china.

Finchè il sole non inizia a filtrare, esaltando con i suoi raggi le gocce d’acqua che si erano condensate in precedenza sulla vegetazione o sui sottili fili delle tele dei ragni.

Riflessi

Breve intervallo natalizio a Trieste.

Quando ritorno a casa, mi piace girovagare in città senza una meta in particolare, solo per il gusto di passeggiare e vedere com’è cambiata. Oppure fotografare i tanti dettagli che attirano la mia attenzione.

In genere nel periodo natalizio il centro città addobbato con le lucine, si abbellisce.

Quest’anno mi sono goduta il Canal Grande (già anche Trieste ha il suo Canal Grande) con l’acqua immobile a fare da specchio ai palazzi e locali che lo delimitano.

Camminare tra la folla tesa negli ultimi acquisti, mentre si percepisce dentro di sè un calmo distacco da quella frenesia, permette di godere delle piccole cose che ci si presentano.

Così arrivare davanti alla chiesa Serbo-Ortdossa (che è una delle mie preferite), ed entrare semplicemente per sentirne i profumi di incenso e delle sottili candele fatte ancora di cera d’api, viene da sè. Ne osservo le icone, i chiaroscuri, le cupole e la pianta a croce greca che la contraddistingue, sentendomi avvolgere da tutto questo. Uscendo, non prima di aver acceso una candela, incontro un’amica che non vedo e sento da anni e ci sediamo in un bar a chiacchierare, entrambe felici del nostro incontro ed è una piccola felicità che mi porto ancora dentro.

E poi ritorno lentamente alla macchina, passando da Piazza Unità e percependo il profumo di quella parte della città che sa di mare e di cui conserverò gelosamente la sensazione, fino alla prossima visita.